lunedì 22 gennaio 2018

Rote myzomela, scoperta nuova specie di uccello nelle foreste dell'Indonesia


Una nuova specie di uccello è stata scoperta da un ornitologo di Greenpeace Belgio, insieme a ricercatori dell’Università di Singapore e dell’Istituto di Scienze dell’Indonesia, sull’isola di Rote, in Indonesia.

Il Rote myzomela (Myzomela irianawidodoae) appartiene a una colorata famiglia di uccelli che si nutrono di nettare e deve il suo nome scientifico alla First Lady dell’Indonesia, Iriana Joko Widodo.  

“L’Indonesia conta oltre 1.500 specie di uccelli e ogni anno vengono scoperte nuove specie. La maggior parte degli uccelli ha un canto caratteristico che li contraddistingue, grazie a questo è stata possibile l’identificazione. È una bella soddisfazione aver scoperto questa specie. Non capita tutti i giorni!” afferma Philippe Verbelen, campaigner di Greenpeace e ornitologo.

Le foreste indonesiane sono minacciate dallo sfruttamento industriale e agricolo e l’isola di Rote non fa eccezione. L’habitat di questa nuova specie è a rischio ed è necessario proteggerlo.

“Spero che la scoperta ricorderà a tutti quanto la sopravvivenza di queste foreste sia cruciale non solo per gli uccelli ma anche per tigri, oranghi e specie animali che ancora attendono di essere scoperte. Le autorità indonesiane dovrebbero prendere nota e intensificare gli sforzi per proteggere le foreste” conclude Verbelen.

mercoledì 20 dicembre 2017

Perché dire No ai botti di Capodanno?





Dobbiamo imparare a dire No a petardi, mortaretti, fuochi d’artificio, bombe e altri botti di Capodanno. Pochi minuti di attività esplosiva possono causare la morte o il ferimento grave di centinaia di animali domestici e selvatici. Anche gli uomini non sono esenti da questi incidenti; non è una novità, infatti, che durante le festività natalizie (nonostante le ordinanze emanate dall’Amministrazione) diverse persone finiscono sistematicamente al pronto soccorso con ferite, ustioni, traumi o danni permanenti provocati dai botti. Va da sé che il denaro (parecchio!) utilizzato per l’acquisto di fuochi e bombe varie, è denaro che in ogni caso si macchierà di sangue.

Come sempre accade, agli animali non pensa quasi nessuno, specialmente in clima di festa. Eppure in Italia sono più di 7 milioni le famiglie che possiedono uno o più animali domestici tra cani, gatti, pesci, uccellini, tartarughe, conigli, furetti, o altri animali esotici (spesso detenuti illegalmente). Senza contare le migliaia di animali selvatici sparsi tra campagne, boschi e foreste, o i cosiddetti animali da reddito o da lavoro (galline, cavalli, maiali, pecore, asini, agnelli, ecc.).

Sicuramente anche quest’anno i comuni italiani emaneranno varie ordinanze contro i botti di Capodanno e come sempre saranno ignorate e infrante senza alcun timore. Per questo motivo siamo nuovamente qui a ricordare di rinnovare del divieto di vendita e utilizzo dei botti e intensificare i relativi controlli e le sanzioni a carico dei trasgressori.


Non è poi così difficile capire che l’attività esplosiva – benché ricca di colori, suoni e luci – non è divertente ma realmente pericolosa per persone e animali. E come se non bastasse è altamente nociva per l’ambiente.


ECCO ALCUNI CONSIGLI UTILI

MAI SOLI
Non lasciare che i piccoli amici affrontino in solitudine le loro paure. Trascorrete con loro almeno le due ore più critiche della notte più rumorosa dell'anno. 

EVITARE DI LASCIARLI ALL'APERTO
Se l'animale domestico rimane fuori casa, ad esempio in giardino, si è impotenti ad intervenire.  Potrà scavarsi una buca, rintanarsi da qualche parte, trovare un rifugio di fortuna. In alcuni casi fuggono.

NELLA PAURA CAPACI DI TUTTO

Gli animali domestici, soprattutto i cani, sotto l'effetto della paura sono capaci di tutto, anche di saltare dalla finestra o di scavalcare recinzioni e cancelli. Con il rischio di morire, di essere essere investiti e di provocare incidenti automobilistici.

COME PREVENIRE

La notte di Capodanno, quando scatterà l'ora x, la cosa migliore è distrarre l'animale giocandoci, in modo da deviare l'attenzione dalla paura. Evitare di prendere in braccio l'animale o di accarezzarlo: al contrario di quanto molti pensano, questo rinforza e asseconda le paure.

SE SI NASCONDONO
Nel caso in cui si nascondano, vanno lasciati dove sono perché considerano sicuro quel rifugio. Rimanere sereni e tranquilli.

SEDATIVI E CALMANTI

Se c'é certezza di panico, un tranquillante è accettabile ma solo sotto consiglio di un veterinario qualificato e con sostanze che agiscano in modo graduale. Uno dei rischi frequenti è, altrimenti, il collasso.

CRISI DI PANICO IN ATTO
Se è in corso una crisi l'unica strada da percorrere è il contenimento dell'animale, per evitare che si faccia del male. Metterlo al sicuro, in casa, chiudendo finestre e porte. Passata la crisi, non va accarezzato ma bisogna dare un senso di normalità.

IN CASO DI SMARRIMENTI

La prima cosa da fare è una denuncia ai carabinieri o alla polizia ma servono l'identificativo del microchip o il numero di tatuaggio. Purtroppo senza questi mezzi la ricerca sarà difficile. Poi si possono affiggere locandine con le foto, avvisare le associazioni animaliste e visitare canili e gattili.

ATTENZIONE AI BOTTI INESPLOSI

Nei giorni vicino a Capodanno bisogna fare attenzione ai botti inesplosi: i bambini li raccolgono con le mani, i cani vanno a prenderli con la bocca. Il rischio è quello delle mutilazioni. 


lunedì 4 dicembre 2017

Artico, accordo storico di protezione dalla pesca commerciale


È stato raggiunto a Washington uno storico accordo internazionale per proteggere da ogni attività di pesca commerciale la parte centrale del Mar Glaciale Artico. Gli Stati Uniti, il Canada, la Norvegia, la Russia, la Danimarca, l'Islanda, il Giappone, la Corea del Sud, la Cina e l'Unione europea hanno infatti firmato una moratoria di 16 anni sulla pesca commerciale in acque internazionali, in un’area più grande del Mediterraneo, di circa 2,8 milioni di chilometri quadrati.

«Questa è una vittoria storica per la protezione dell’Artico. Grazie ai milioni di persone di tutto il mondo che hanno sostenuto la campagna Save the Arctic, quest'area unica sarà al sicuro dalle attività di pesca distruttiva», dichiara Jon Burgwald di Greenpeace Nordic. «Ci congratuliamo con i Paesi che hanno firmato questo accordo e ci aspettiamo che nei prossimi 16 anni venga concordata una protezione permanente per la parte centrale del Mar Glaciale Artico, sia dalla pesca commerciale che dalle attività estrattive».

L'accordo, legalmente vincolante, sarà automaticamente rinnovato ogni cinque anni, a meno che un Paese non si opponga o non venga adottato un piano di gestione della pesca basato su criteri scientifici. È vitale che tutti i Paesi coinvolti ratifichino l'accordo.

Negli ultimi anni il Mar Glaciale Artico centrale ha attirato l’interesse dell'industria della pesca, che tenta di trarre profitto dallo scioglimento dei ghiacci. A causa dei cambiamenti climatici il quaranta percento di quest’area, storicamente coperta di ghiaccio, negli ultimi anni ha visto estati senza ghiaccio.

«Nonostante siano stati fatti passi da gigante per proteggere la parte centrale del Mar Glaciale Artico, alcuni dei Paesi che hanno sottoscritto l’accordo, come Stati Uniti, Russia e Norvegia, continuano a voler bloccare alcuni importanti progressi di cui si discute alle Nazioni Unite. Il processo delle Nazioni Unite ha un grande potenziale per riuscire a salvaguardare tutti gli oceani: questi Paesi dovrebbero impegnarsi maggiormente e sostenere un accordo globale e ambizioso per la protezione del mare», conclude Jon Burgwald.

Questo accordo sull’Artico arriva in contemporanea con l’entrata in vigore di un altro accordo sulla protezione del Mare di Ross, in Antartide, dove è stata riconfermata un'area marina protetta che si estende per 1,5 milioni di chilometri quadrati.

venerdì 24 novembre 2017

Black Friday, Greenpeace in azione a Roma contro il consumo eccessivo


In concomitanza con il Black Friday, appuntamento che ormai a livello mondiale segna l’inizio dello shopping natalizio, attivisti di Greenpeace sono entrati in azione a Roma presso EUROMA2, uno dei centri commerciali più grandi della Capitale, per protestare contro il consumismo eccessivo. Gli attivisti hanno condotto un’azione dimostrativa, impersonando simbolicamente un Pianeta Terra letteralmente soffocato dallo spreco di oggetti di uso comune, derivante dal modello di consumo “usa e getta”. La manifestazione si è conclusa con l’apertura di uno striscione con la scritta “Il consumo eccessivo soffoca il Pianeta”.

«Il Black Friday è diventato uno dei giorni simbolo del consumismo più smodato e, complici le offerte a basso costo, acquistiamo senza pensare, noncuranti dei possibili impatti ambientali e sociali che questo spreco di risorse può generare», commenta Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace. «Veniamo indotti a pensare che la felicità provenga da ciò che compriamo, ma ci sono modalità più positive e creative per realizzare le nostre aspirazioni. Ad esempio, realizzare fantastiche creazioni da oggetti che già possediamo è molto più divertente e stimolante rispetto allo shopping compulsivo», conclude Ungherese

Per questo Greenpeace presenta oggi la “MAKE SMTHNG Week”, una serie di eventi pubblici che ha l’obiettivo di fornire alternative creative al consumismo. Dal 2 al 10 dicembre, durante la “MAKE SMTHNG Week”, in tutto il mondo verranno organizzati circa 100 eventi in cui appassionati e creativi condivideranno le loro conoscenze per riciclare, riparare, riutilizzare e dare una nuova vita ad oggetti inutilizzati o destinati ad essere gettati via, tramite il fai-da-te e l’autoproduzione. Greenpeace, insieme a Fashion Revolution, Shareable, e centinaia di creativi in tutto il mondo, invita tutti ad astenersi dallo shopping durante il Black Friday e a partecipare agli eventi della “MAKE SMTHNG Week”.

Gli eventi pubblici ospitati da Greenpeace nell’ambito di questa settimana si svolgeranno a Pechino, Berlino, Hong Kong, Nairobi, Londra, Madrid, San Sebastian, Mosca, Atene, Taipei e Buenos Aires e, in Italia, a Roma e Milano. A Milano, il 3 dicembre presso Cascina Cuccagna, in zona Porta Romana, si terrà un evento organizzato in collaborazione con Fashion Revolution, incentrato sulla moda etica e sostenibile. Sono previsti workshop sul riuso creativo di prodotti tessili di scarto e vecchi capi di abbigliamento. A Roma, il 9 dicembre, presso il makerspace Famo Cose, in zona Pigneto, l’evento sarà incentrato sulle autoproduzioni e il riciclo creativo. L’ingresso a entrambi gli eventi è gratuito ma per partecipare ai workshop è necessario registrarsi sul sito www.makesmthng.org/it.

Per decenni Greenpeace ha sfidato le grandi aziende chiedendo modelli produttivi sostenibili e privi di sostanze chimiche pericolose per l’ambiente e per la salute. Ora sfida i modelli di consumo “usa e getta”, rivolgendosi ai consumatori e a chi già pratica alternative creative al consumo di massa. Secondo l’organizzazione ambientalista, si produce e consuma troppo: dalla moda alla tecnologia, dal cibo alla plastica monouso, per finire con giocattoli e auto. Occorre dunque modificare questo stile di vita che consuma più risorse rispetto a quelle che il Pianeta può garantire, e imparare a usare meno e meglio quanto già in nostro possesso.

giovedì 16 novembre 2017

Esche e bocconi avvelenati: quanti altri animali devono morire? Il mio cane è solo una delle ultime vittime






In una nazione come l’Italia, in cui la maggior parte della gente finge di essere ligia al dovere e rispettosa dell’ambiente, capita sempre più spesso che cani, gatti e altri animali domestici o selvatici perdano la vita a causa di bocconi avvelenati e altre esche letali preparate con cura da individui insospettabili o dal Triste Mietitore di turno che poi vanta le sue gesta tra amici e parenti, o peggio ancora le condivide sul web. Provocare la morte di esseri viventi innocenti (perché di questo si tratta) è una pratica illegale assai diffusa e talmente nota da passare inosservata, o forse dovrei dire taciuta. Taciuta perché alla pari di un omicidio.


Proprio per questo voglio parlarvi della morte del mio cane, Roy. Una morte orribile anticipata da convulsioni, spasmi, vomito, incontinenza, difficoltà respiratorie e coma. Una morte causata proprio da un boccone avvelenato, inghiottito nelle campagne della mia città durante una semplice passeggiata all’aria aperta; un pomeriggio di gioco che si è trasformato in un incubo da cui il mio cane non si è più risvegliato.


Nel giro di 24 ore ho perso un amico, un insostituibile folle compagno di avventure che con il veterinario e la mia famiglia ho disperatamente tentato di salvare, pur sapendo che ogni tentativo sarebbe stato vano. Per questo motivo ho deciso di raccontarvi la sua storia, anzi la sua fine; una fine che tocca silenziosamente tante altre innocenti creature. Perché raccontare, informare e denunciare sono le uniche armi a disposizione contro individui ignoti che non meritano alcuna pietà o qualsiasi forma di comprensione. 


Il Nucleo di Vigilanza IFAE della mia città, dopo aver appreso l’accaduto, ha promesso di predisporre e intensificare maggiori controlli in quella e altre zone rischio, sperando di riuscire a cogliere i responsabili di tali inqualificabili atti.


Infatti, mentre le nostre giornate scorrono nella totale normalità, decine di animali (per la maggior parte cani e gatti) giacciono abbandonati nelle campagne o nei luoghi più disparati della città in attesa di decomporsi in silenzio. Lo stesso silenzio che assorda le case e i giardini in cui abbai, miagolii e cinguettii erano all’ordine del giorno. Lo stesso silenzio in cui individui senza scrupoli si muovono indisturbati intenti a sistemare trappole, esche e “appetitosi” bocconi con la speranza di far fuori più “disturbatori” possibili.



IL FASTIDIO È IL MOVENTE DI TUTTE QUESTE UCCISIONI



Un animale domestico può dar fastidio alla vista o suscitare paura, certo è tollerabile: basta non incrociare la sua strada, o meglio quella del suo padrone.

Un animale domestico può risultare troppo “rumoroso” o può invadere (inconsapevolmente) spazi altrui, anche questo è ammissibile: lo si fa notare al suo padrone.

Un animale domestico può lasciare i suoi escrementi su strade, marciapiedi o terreni privati. Questo non è tollerabile ma non è colpa sua. Si richiama l’attenzione del padrone che oltre a dover rimuovere gli escrementi è direttamente responsabile dell’educazione dell’animale. L’incivile è lui.

Un animale selvatico può danneggiare terreni, raccolti o proprietà private. Sicuramente non è tollerabile ma non può essere un pretesto per agire illegalmente provocando non solo l’uccisione di diverse specie animali, ma anche la contaminazione del terreno di coltura (i cui prodotti giungono sulla nostra tavola) e del territorio circostante. 


Nel settore agricolo, infatti, dovrebbero essere unicamente le recinzioni ad avere il compito di proteggere i terreni dalla possibile intrusione di animali, a patto che oltre a garantire l’effetto barriera assicurino anche l’incolumità di questi ultimi. Per una recinzione agricola in piena regola si può optare per due tipologie:

·       -  recinzione metallica sorretta da paletti metallici o in legno (si sottrae al regime concessorio e necessita solamente di una SCIA, Segnalazione certificata di inizio attività; rientra tra le manifestazione del diritto di proprietà);

·       -  muretto di sostegno in calcestruzzo con sovrastante rete metallica (necessita di concessione edilizia e rientra nello jus aedificandi).



DOVE NON ARRIVA LA LEGGE DEVE ARRIVARE L’INFORMAZIONE





Diffondere veleni è espressamente vietato. È specificato nella legge sulla caccia (L.N. 157/92 art. 21, che prevede un’ammenda fino a € 1549,37) e nelle leggi sanitarie (art. 146 T.U. Leggi Sanitarie, che prevedono la reclusione da 6 mesi a 3 anni e un’ammenda da € 51,65 fino a € 516,46). Facendo ricorso a queste leggi i responsabili possono essere perseguiti ai sensi delle norme penali vigenti.


Inoltre, considerato il persistere di numerosi episodi di avvelenamenti e uccisioni di animali domestici e selvatici a causa di esche o bocconi avvelenati - accertati da approfondimenti diagnostici eseguiti dagli Istituti zooprofilattici sperimentali - il Ministero della Salute ha prorogato di dodici mesi l’ordinanza emanata il 13 giugno 2016, che vieta a chiunque di utilizzare, preparare, miscelare e abbandonare esche o bocconi avvelenati o contenenti sostanze in grado di causare intossicazioni e lesioni (come vetri, metalli o materiale esplodente). 


Il provvedimentoNorme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n°164 del 15 luglio 2017, è certamente un utile strumento per contrastare e ridurre il fenomeno degli avvelenamenti ma non basta. Tutto ciò rappresenta un deterrente ma non è sufficiente. Occorre una legge specifica sull’utilizzo e la detenzione di esche e bocconi avvelenati, con pene severe e certe per i trasgressori.


A tal proposito la LAV (Lega Anti Vivisezione) ha intrapreso una battaglia dal 2008 (anno di pubblicazione della prima Ordinanza) spiegando che la creazione di tale legge sarebbe un atto di responsabilità verso tutti, in quanto la presenza di veleni o sostanze tossiche abbandonate nell'ambiente rappresenta un serio rischio anche per la popolazione umana, in particolare per i bambini, ed è inoltre causa di contaminazione ambientale.

In attesa che sia formulata una legge ad hoc, è opportuno che i casi di avvelenamento siano documentati e denunciati. È importante che se ne parli!



COSA POSSIAMO FARE NOI?




Possiamo educare i nostri animali a non raccogliere cibo da terra, ma in certi casi l’istinto ha il sopravvento e un boccone ingoiato in una frazione di secondo può avere conseguenze letali. Possiamo fargli indossare la museruola durante le passeggiate ma diciamocelo, è sempre più forte la tentazione di vederlo correre e divertirsi con il musetto libero di esplorare il mondo. 


Quello che possiamo certamente fare – anche se questa problematica non dovrebbe neanche esistere - è prestare molta attenzione al terreno, alle strade e alla vegetazione circostante controllando che non ci siano vaschette/piatti/ciotole contenenti una qualunque forma di cibo o le esche tipiche della derattizzazione o disinfestazione (che in molti casi non sono a norma). Facciamo attenzione anche agli avanzi di cibo poiché potrebbero contenere vetri, bulloni o chiodi arrugginiti (ebbene sì, la fantasia in questo caso non ha limiti).


Quali sono i territori in cui prestare maggiore attenzione?

·         Aiuole cittadine

·         Piste ciclabili

·         Campagna

·         Spiagge

·         Aree prossime alle aziende faunistiche venatorie

·         Aree di protezione della fauna

·         Aree di caccia autogestite

·         Boschi in cui si raccolgono tartufi

·         Confini di coltivazioni




Cosa fare in caso di avvelenamento?


La sintomatologia varia a seconda delle sostanze ingerite: topicida, lumachicida (responsabile della morte del mio cane), fungicida, acaricida, insetticida, antigelo e cianuro sono i veleni usati più comunemente a tale scopo.

Se sospettate che il vostro animale, o quello che state soccorrendo, abbia ingerito un boccone avvelenato, contattate immediatamente  il veterinario più vicino  (o la guardia medica veterinaria) o il Centro Veleni.



LA DENUNCIA




In caso di avvelenamento il proprietario o detentore dell’animale può darne immediata comunicazione a qualsiasi organo di polizia giudiziaria (Polizia Municipale, Carabinieri, Polizia di Stato, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza, Polizia Provinciale), presentando di persona il proprio esposto o la denuncia (anche contro ignoti) in forma scritta.


La denuncia deve contenere le prove che l’animale sia stato avvelenato (a questo proposito è importante allegare tutti i referti veterinari e l’esame necroscopico in caso di decesso) e può essere presentata anche in quei fortunati casi in cui non sopraggiunge la morte.


Anche nel caso particolare di minaccia di avvelenamento, ci sono i termini per una denuncia per art 544 bis c.p. e per infrazione delle normative previste dal Testo Unico delle Leggi Sanitarie relative alla distribuzione di sostanze velenose.


Non abbiate timore di segnalare alle autorità fatti o persone sospette. La denuncia, oltre a rendere possibile l’identificazione e la punizione degli avvelenatori, testimonierà la gravità di questo problema di cui non si parla mai.



Parlarvene non mi restituirà ciò che ho perso, non riporterà in vita gli animali che si spengono tra atroci sofferenze. Certamente non redimerà gli animi di chi si macchia di queste colpe, ma probabilmente contribuirà ad accendere i riflettori anche su quest’ennesima piaga che affligge la nostra nazione.


Se i vostri animali sono stati vittime di avvelenamento o di altre sospette uccisioni, se conoscete dei luoghi a rischio, fatemelo sapere! SCRIVETMI alla mail info.melaverdenews@gmail.com o sulla pagina Facebook (https://www.facebook.com/MelaVerdeNew/ ). Vi aiuterò a denunciare o a dar voce alle vostre segnalazioni.

martedì 14 novembre 2017

Titti, Fellini, Loren, Pasolini, Papa Francesco: la street art di Roma contro l'inquinamento da diesel


Greenpeace e lo street artist Tvboy hanno affisso la notte scorsa, in alcuni luoghi simbolici di Roma, una serie di opere per denunciare l’inquinamento atmosferico e i danni sanitari che da questo derivano.

Da Gregory Peck e Audrey Hepburn, che ritratti in una famosa scena di Vacanze Romane indossano una mascherina per proteggersi dall’inquinamento atmosferico, a Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, insieme nell’acqua della Fontana di Trevi, sempre raffigurati con mascherina antismog. Da Francesco Totti a Federico Fellini, passando per Pier Paolo Pasolini, Sofia Loren e Papa Francesco: personalità diverse ma intensamente legate a Roma. 



Per questo, per ciascuna di queste opere, sono state scelte precise strade o aree della città per l’affissione. Peck e la Hepburn vicino al Colosseo, Mastroianni ed Ekberg in un vicolo in prossimità di Fontana di Trevi; e ancora, Fellini alle porte di Cinecittà, Totti a Porta Metronia, Pasolini nelle strade del Pigneto dove girò “Accattone”, Sofia Loren nei vicoli di Trastevere dove interpretò “La ciociara”, Papa Francesco a Borgo Pio, in prossimità del Vaticano.



«Le opere della street art sono per definizione ‘outdoor’, realizzate sui muri delle città ed esposte agli agenti atmosferici come agli inquinanti di cui l’aria di molti centri urbani è satura”, afferma Salvatore, l’artista che opera dietro l’identità e il marchio di Tvboy. «Per questo ho pensato che fosse un progetto stimolante quello in cui ha voluto coinvolgermi Greenpeace. Siamo al punto in cui un diritto elementare, molto più radicale e insopprimibile di altri, come l’atto del respirare, è messo a rischio. In questa circostanza ho messo volentieri le mie capacità al servizio di questa protesta: un mondo in cui una boccata d’aria è una minaccia per la salute è un mondo disumano», conclude l’artista.




Il biossido di azoto (NO2) è un gas cancerogeno specifico delle emissioni dei veicoli diesel, responsabile in Italia di oltre 17mila morti premature l’anno (record negativo in Europa). I suoi effetti patogeni sono principalmente a carico delle vie respiratorie, del sistema sanguigno, delle funzioni cardiache. È particolarmente nocivo sui bambini, causando infezioni alle vie respiratorie, asma, polmoniti, ritardo nello sviluppo del sistema nervoso e dei processi cognitivi. 




L’associazione ambientalista sta chiedendo ai sindaci delle città maggiormente colpite dall’inquinamento di NO2 – Torino, Milano, Palermo e Roma – di fare quello che molte altre città, in Europa e nel mondo, stanno già facendo: prevedere un percorso progressivo di restrizione alla circolazione dei veicoli diesel, fissando una data oltre la quale non potranno più circolare nei centri urbani.




«Dopo mesi di richieste, finalmente anche l’amministrazione di Roma si è detta disposta a incontrarci», dichiara Andrea Boraschi, responsabile della Campagna Energia e Clima dell’associazione. «La Capitale è risultata essere nel 2016 la città con i valori mediamente più alti di NO2. È responsabilità della sindaca Virginia Raggi, al pari dei primi cittadini di Torino, Milano, Palermo, prevedere politiche progressive di fermo per i veicoli più inquinanti, cominciando dai diesel; e costruire un nuovo sistema di mobilità, per arginare una crisi sanitaria enorme che colpisce soprattutto i bambini».




Greenpeace ringrazia Tvboy per il bellissimo e generoso contributo che con la sua opera ha voluto dare alla battaglia per liberare le città dalla morsa dell’inquinamento atmosferico.