Disastro ambientale, rischio
idrogeologico, milioni di euro, opportunità sprecate, tante incertezze,
molte promesse, poca informazione. Questo ed altro sotto la schiuma del
Ciappetta-Camaggio, una risorsa che forse nessuno riconosce come tale.
Dopo aver ricostruito la storia
dell’opera pubblica (alias impianto di affinamento mai entrato in
funzione) nata e morta in breve tempo lungo gli argini
Ciappetta-Camaggio il Prof. Ruggiero Quarto
mi spiega che purtroppo questa è la sorte di molte e costose opere
pubbliche italiane e che purtroppo gli enti che si dovrebbero occupare
dell’affinamento delle acque reflue sono sempre tanti (Comune di
Barletta, Provincia Bat, Regione Puglia). Dunque più enti si ritrovano a
gestire un bene comune (in questo caso Comune, Provincia, Regione, AIP,
Acquedotto Pugliese, ARIF, Arpa, Consorzio di Bonifica Terre da Puglia
con i rispettivi e numerosi uffici) maggiore è il numero di difficoltà
che s’incontrano durante il percorso. Ovviamente, quando qualcosa non
funziona, parte il cosiddetto “scarica barile”, che è un po’ quello che è
successo in una conferenza di servizio (23 dicembre 2013) della Regione
Puglia sulla questione depuratore di Barletta gestito dall’Acquedotto Pugliese, in particolare sull’impatto ambientale delle opere di adattamento.
Ci eravamo lasciati parlando dell’impianto di affinamento...
È molto sovradimensionato rispetto alla domanda. L’offerta è 6,5 milioni di metri cubi mentre la domanda è di soli 180.000 (spendendo circa 8 milioni di euro).
In pratica viene utilizzato l’1% delle acque a disposizione. È come
costruire un’autostrada per far viaggiare una macchina ogni anno. A
questo punto o si spreca questa risorsa d’acqua buttandola a mare o si
creano altri recapiti. Ad esempio l’acqua in esubero può essere portata
nella zona di Boccadoro, Concadoro e nell’Ofantino dove le falde si sono salinizzate,
infatti l’acqua dolce galleggia sulla falda d’acqua marina. Succede
allora che in moltissime campagne di colture pregiate l’acqua prelevata
per irrigare i campi è in realtà nociva perché mescolata con quella
salata. Questo crea un danno enorme alla falda che una volta alterata
riesce a ricostituirsi solo dopo decenni se non secoli interi portando
al fallimento buona parte dell’agricoltura locale. Quest’estate ha
serpeggiato l’idea di costruire un bypass del canale Ciappetta-Camaggio
su Andria per evitare il rischio idrogeologico con episodi alluvionali e
sia per evitare l’immissione abusiva delle acque fognarie. Per prima
cosa è un progetto faraonico che a occhio e croce potrebbe costarci
anche 100 milioni di euro. In realtà con maggior controllo e opere
idrauliche si potrebbe tenere efficacemente sotto controllo sia
l’abusivismo che i fattori di rischio ambientale. Se il territorio non è
monitorato a sufficienza, la costruzione di un’opera faraonica non
impedirà all’industria X di scaricare le sue acque tossiche nel canale
anziché nell’apposita discarica di rifiuti speciali. Stessa cosa vale
per un depuratore non funzionante. E qui ovviamente c’è il dubbio che le
opere di adeguamento fatte (e finanziate) non siano in realtà state
fatte bene.
Vogliamo aprire una parentesi su questo vergognoso depuratore?
Cominciamo col dire che c’è un finanziamento in atto di 3.700.000 euro per l’adeguamento del depuratore di Barletta che era ed è tutt’oggi un depuratore inadeguato e insufficiente per la città. Il nostro depuratore può depurare le acque di circa 90.000 abitanti equivalenti che
però non corrispondono agli abitanti residenti da momento che
l‘equivalente corrisponde anche all’attività produttiva. Ho letto che
l’Acquedotto Pugliese ha stimato 117.000 abitanti equivalenti in
contrasto con i 93-94.000 abitanti reali. Ora addirittura con la zona
167 la stima degli abitanti equivalenti è salita a 130.000 a cui dovrà
necessariamente corrispondere l’adeguamento del depuratore. Le
difficoltà di funzionamento sono legate all’insufficienza
all’intromissione di acque nere nella fogna bianca e di acque bianche
nella fogna nera. Dunque il depuratore, a causa di questo
miscelamento, è sottoposto ad uno stress incredibile. L’impianto di
spinta, inoltre, tempo da immemorabile non funziona per cui l’acqua va a
mare. Sino a 350 litri al secondo è “a caduta”, oltre è “a spinta”
perciò si dovrebbero accendere dei motori che dovrebbero spingere
l’acqua nella condotta sottomarina. Ma ciò non avviene e lo sforamento
delle acque innalza la soglia dell’inquinamento marino. Questo è ciò che
emerso durante il tavolo tecnico del Comune di Barletta, voluto dal
sindaco Cascella, l’11 luglio 2013.