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lunedì 5 maggio 2014

Sotto la schiuma del Ciappetta-Camaggio - La mia intervista al Prof. Ruggiero Quarto

Disastro ambientale, rischio idrogeologico, milioni di euro, opportunità sprecate, tante incertezze, molte promesse, poca informazione. Questo ed altro sotto la schiuma del Ciappetta-Camaggio, una risorsa che forse nessuno riconosce come tale.


Dopo aver ricostruito la storia dell’opera pubblica (alias impianto di affinamento mai entrato in funzione) nata e morta in breve tempo lungo gli argini Ciappetta-Camaggio il Prof. Ruggiero Quarto mi spiega che purtroppo questa è la sorte di molte e costose opere pubbliche italiane e che purtroppo gli enti che si dovrebbero occupare dell’affinamento delle acque reflue sono sempre tanti (Comune di Barletta, Provincia Bat, Regione Puglia). Dunque più enti si ritrovano a gestire un bene comune (in questo caso Comune, Provincia, Regione, AIP, Acquedotto Pugliese, ARIF, Arpa, Consorzio di Bonifica Terre da Puglia con i rispettivi e numerosi uffici) maggiore è il numero di difficoltà che s’incontrano durante il percorso. Ovviamente, quando qualcosa non funziona, parte il cosiddetto “scarica barile”, che è un po’ quello che è successo in una conferenza di servizio (23 dicembre 2013) della Regione Puglia sulla questione depuratore di Barletta gestito dall’Acquedotto Pugliese, in particolare sull’impatto ambientale delle opere di adattamento.

Ci eravamo lasciati parlando dell’impianto di affinamento...

È molto sovradimensionato rispetto alla domanda. L’offerta è 6,5 milioni di metri cubi mentre la domanda è di soli 180.000 (spendendo circa 8 milioni di euro). In pratica viene utilizzato l’1% delle acque a disposizione. È come costruire un’autostrada per far viaggiare una macchina ogni anno. A questo punto o si spreca questa risorsa d’acqua buttandola a mare o si creano altri recapiti. Ad esempio l’acqua in esubero può essere portata nella zona di Boccadoro, Concadoro e nell’Ofantino dove le falde si sono salinizzate, infatti l’acqua dolce galleggia sulla falda d’acqua marina. Succede allora che in moltissime campagne di colture pregiate l’acqua prelevata per irrigare i campi è in realtà nociva perché mescolata con quella salata. Questo crea un danno enorme alla falda che una volta alterata riesce a ricostituirsi solo dopo decenni se non secoli interi portando al fallimento buona parte dell’agricoltura locale. Quest’estate ha serpeggiato l’idea di costruire un bypass del canale Ciappetta-Camaggio su Andria per evitare il rischio idrogeologico con episodi alluvionali e sia per evitare l’immissione abusiva delle acque fognarie. Per prima cosa è un progetto faraonico che a occhio e croce potrebbe costarci anche 100 milioni di euro. In realtà con maggior controllo e opere idrauliche si potrebbe tenere efficacemente sotto controllo sia l’abusivismo che i fattori di rischio ambientale. Se il territorio non è monitorato a sufficienza, la costruzione di un’opera faraonica non impedirà all’industria X di scaricare le sue acque tossiche nel canale anziché nell’apposita discarica di rifiuti speciali. Stessa cosa vale per un depuratore non funzionante. E qui ovviamente c’è il dubbio che le opere di adeguamento fatte (e finanziate) non siano in realtà state fatte bene.

Vogliamo aprire una parentesi su questo vergognoso depuratore?

Cominciamo col dire che c’è un finanziamento in atto di 3.700.000 euro per l’adeguamento del depuratore di Barletta che era ed è tutt’oggi un depuratore inadeguato e insufficiente per la città. Il nostro depuratore può depurare le acque di circa 90.000 abitanti equivalenti che però non corrispondono agli abitanti residenti da momento che l‘equivalente corrisponde anche all’attività produttiva. Ho letto che l’Acquedotto Pugliese ha stimato 117.000 abitanti equivalenti in contrasto con i 93-94.000 abitanti reali. Ora addirittura con la zona 167 la stima degli abitanti equivalenti è salita a 130.000 a cui dovrà necessariamente corrispondere l’adeguamento del depuratore. Le difficoltà di funzionamento sono legate all’insufficienza all’intromissione di acque nere nella fogna bianca e di acque bianche nella fogna nera. Dunque il depuratore, a causa di questo miscelamento, è sottoposto ad uno stress incredibile. L’impianto di spinta, inoltre, tempo da immemorabile non funziona per cui l’acqua va a mare. Sino a 350 litri al secondo è “a caduta”, oltre è “a spinta” perciò si dovrebbero accendere dei motori che dovrebbero spingere l’acqua nella condotta sottomarina. Ma ciò non avviene e lo sforamento delle acque innalza la soglia dell’inquinamento marino. Questo è ciò che emerso durante il tavolo tecnico del Comune di Barletta, voluto dal sindaco Cascella, l’11 luglio 2013.

martedì 1 aprile 2014

Sotto la schiuma del Ciappetta-Camaggio c’è di più - Intervista al Prof. Ruggiero Quarto


Sabato 29 marzo “Striscia la notizia” ha mandato in onda un servizio sul Ciappetta-Camaggio in cui Fabio e Mingo hanno nuovamente documentato la presenza di schiuma nel canale. In realtà non si tratta affatto di una novità. Visto lo stato d’inquinamento in cui versa il corso d’acqua, la schiuma non va mai del tutto via anzi, ‘cammina’ lungo il canale e si rigenera continuamente. Il vero problema è che il Ciappetta-Camaggio torna sotto i riflettori solo quando qualcuno segnala la presenza di schiuma: l’inquinamento può essere invisibile ma ugualmente letale. Essendo infatti una vera e propria fogna a cielo aperto, l’attenzione (che sia mediatica, individuale o degli organi competenti)  non dovrebbe mai abbassarsi più di tanto specialmente perché sappiamo benissimo che l’acqua di questo canale è usata spesso e volentieri in maniera abusiva per irrigare i campi da cui si producono i prodotti che finiscono sulle nostre tavole. Proprio per questo, grazie all’aiuto del Prof. Ruggiero Quarto del Dipartimento di Geologia e Geofisica dell’Università di Bari, abbiamo deciso di analizzare a 360° il Ciappetta-Camaggio partendo dalla sua affascinante storia.

Ricostruiamo la storia del Ciappetta Camaggio
Esiste praticamente da sempre. Nasce tra Castel del Monte e Monte Caccia dalla congiunzione dei due canali Ciappetta e Camaggio: anticamente veniva chiamato fiume alvedium. Da un punto di vista storico ha un’importanza estremamente grande, infatti,  era già conosciuto al tempo dei crociati perché era la via che questi percorrevano immediatamente dopo la via Appia, in prossimità delle Murge Basse. I crociati che si dovevano imbarcare a Trani e Barletta seguivano il corso di questo alvedium tramite le antiche carte che già ne testimoniavano l’esistenza. In antichità, dunque, era più conosciuto come via che non come fiume. Oggi possiamo affermare che il Ciappetta Camaggio fa parte sia della nostra storia che della nostra geografia. Andrebbe tutelato e salvaguardato, invece è stato canalizzato e interrato perciò presenta inevitabilmente una serie di problemi dovuti alla regimentazione e velocizzazione delle acque.

Da un punto di vista geografico cos’è?
Da un punto di vista geo-morfologico e idrografico questo canale è una lama, ossia un corso d’acqua naturale che taglia in maniera abbastanza rettilinea un territorio, dando vita ad una propria unità biologica e morfologica: alcuni animali e alcuni vegetali si sviluppano esclusivamente in questi ambienti. La sua funzione è di convogliare- abbastanza direttamente – le acque meteoriche verso il mare, in occasione di abbondanti e intense piovosità. La lama caratterizza i territori carsici come la Puglia che, in questo caso, manca di un reticolo idrografico ramificato. Durante il lungo tragitto che percorre, tra Andria e Barletta passa vicino a una dolina (un bacino carsico) nei cui pressi è stato costruito il depuratore della città di Andria.

lunedì 13 gennaio 2014

La barzelletta al veleno del sempre più inquinato Ciappetta-Camaggio



La storia del Ciappetta-Camaggio ha le sfumature di una tetra barzelletta: più si tinge di nero, meno si corre ai ripari. Qualche giorno fa, dopo la segnalazione di alcuni cittadini, si è quasi gridato allo scandalo per la comparsa di una schiuma biancastra nelle acque del canale. Rifiuti tossici? Scarichi di reflui irregolari? Resti di animali che tornano a galla? Niente di anomalo se si pensa che da tempi immemori viviamo a stretto contatto con una discarica liquida a cielo aperto, spesso e volentieri utilizzata abusivamente per irrigare i campi circostanti, i cui prodotti dopo aver imbandito le tavole, distruggono silenziosamente il nostro organismo. Su predisposizione del Servizio per la Tutela dell'Ambiente del Comando della Polizia locale, il sindaco Pasquale Cascella ha anche trasmesso un rapporto alla Procura della Repubblica (servirà?) tra le cui righe si legge: «La clamorosa evidenza dei fenomeni di questi giorni conferma la complessità e la gravità delle minacce d’inquinamento al nostro patrimonio naturalistico e ripropongono tutta l'evidenza di controlli adeguati e di provvedimenti approfonditi per la manutenzione ordinaria e straordinaria del Canale e soprattutto di interventi strutturali per la bonifica e la restituzione al territorio di quella che deve e può essere una straordinaria risorsa ambientale». Anche il consigliere regionale Franco Pastore è intervenuto sulla vicenda: «Spero che sul Ciappetta-Camaggio si posi finalmente uno sguardo profondo, a cui seguano interventi adeguati. Solo pochi mesi fa furono trovate tracce di escherichia coli, un pericoloso batterio che può portare al manifestarsi della Seu (diagnosticata tra luglio e agosto su venti pazienti, ndr). Bisogna incrementare i controlli e cominciare non a parlare, come si è fatto fino a ora, ma a lavorare per la bonifica di quel canale».
I sindaci di Barletta, Andria, Trani e il rappresentante della Provincia Domenico Campana, riunitisi per i "Patti per le Città”, hanno colto l’occasione per avanzare ipotesi risolutive riguardo la rischiosa situazione del canale che versa in perenne stato di inquinamento, sollecitando la mobilitazione di tutte le autorità competenti per il controllo e la tutela della pubblica incolumità nelle aree bagnate dal corso d'acqua. I veleni del canalone colpiscono direttamente Andria e Barletta (indirettamente Trani) minacciando il patrimonio naturale e la salute pubblica. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che da molto tempo anche il depuratore di Andria è stato bollato come ‘non idoneo’, tant’è che rifiuti di ogni genere e resti animali continuano a sfociare in mare proseguendo il loro indisturbato e nefasto cammino, talvolta intercettato da bagnanti e vacanzieri occasionali che, tramite scatti rubati, irritazioni cutanee e disturbi di vario genere, riaprono le porte di un cerchio che sembra destinato a non chiudersi mai. Quando le parole lasceranno spazio ai costosi interventi di bonifica a lungo rimandati, allora - forse - potremo gridare al vero scandalo e raccontare un’altra storia.
Mio articolo su Barletta News