Visualizzazione post con etichetta clima. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta clima. Mostra tutti i post

giovedì 19 marzo 2020

Scarica gratis il libro "La terra è più calda. Come e perchè sta cambiando il clima"


Per aiutare i ragazzi che si trovano a casa, alle prese con compiti e ricerche, Greenpeace mette a disposizione gratuitamente sul proprio sito un libro divulgativo sui cambiamenti climatici.

Si intitola “LA TERRA È PIÙ CALDA. Come e perché sta cambiando il clima”, è stato realizzato con il contributo di esperti di comunicazione e corredato di immagini, giochi e quiz. Il contenuto, ricco e stimolante, sarà probabilmente di aiuto a tutta la famiglia che vuole saperne di più, nonni inclusi, anche se è stato pensato in particolare per ragazzi della scuola media e del biennio delle superiori.

Che differenza c’è tra meteo e clima? Se gli inglesi coltivavano la vite già nel Medioevo, che era più caldo di oggi, vuol dire che il clima è sempre cambiato? Davvero nel 1816 non c’è stata estate, come mai?

“C’è sempre più consapevolezza tra i giovani dell’urgenza di combattere i cambiamenti climatici, come dimostrano i Fridays for Future che, anche in questo periodo difficile, non hanno smesso di incontrarsi e scioperare virtualmente” dichiara XXX. “Con questa pubblicazione vogliamo rispondere alle tante domande sul clima che i ragazzi spesso ci rivolgono, ma anche offrire uno strumento in più per chi vuole approfondire on line in questo periodo in cui anche la didattica, alla quale certo non vogliamo sostituirci, è obbligata a utilizzare questa modalità”.

martedì 17 marzo 2020

Coronavirus e futuro


Come ormai quasi tutti gli esperti dicono, la pandemia di COVID-19, determinata dal coronavirus (o SARS-CoV-2), ha molto a che fare con l’ambiente e con le campagne di Greenpeace. Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di Genetica molecolare del CNR-IGM di Pavia, spiega per esempio che i fattori coinvolti nella crescente frequenza di epidemie degli ultimi decenni sono molteplici: «Cambiamenti climatici che modificano l’habitat dei vettori animali di questi virus, l’intrusione umana in un numero di ecosistemi vergini sempre maggiore, la sovrappopolazione, la frequenza e rapidità di spostamenti delle persone».

È uno scenario che conosciamo bene, purtroppo. In un rapporto del 2007 sulla salute nel Ventunesimo secolo, l’Organizzazione mondiale della sanità – la stessa che pochi giorni ha definito ufficialmente quella del coronavirus una “pandemia” – avvertiva che il rischio di epidemie virali cresce in un mondo dove il delicato equilibrio tra uomo e microbi viene alterato da diversi fattori, tra i quali i cambiamenti del clima e degli ecosistemi. Altri coronavirus come SARS e MERS, e virus particolarmente gravi come HIV ed Ebola, sono lì a testimoniarlo.


Un campanello d’allarme

La diffusione di questi nuovi virus, in poche parole, sarebbe l’inevitabile risposta della natura all’assalto dell’uomo, come spiega la virologa Ilaria Capua, che dal 2016 dirige uno dei dipartimenti dell’Emerging Pathogens Institute dell’Università della Florida: «Tre coronavirus in meno di vent’anni rappresentano un forte campanello di allarme. Sono fenomeni legati anche a cambiamenti dell’ecosistema: se l’ambiente viene stravolto, il virus si trova di fronte a ospiti nuovi». In altre parole, distruggere la natura finisce quasi sempre per avere un impatto sulla nostra salute: «Se intervieni su un ecosistema e, nel caso, lo danneggi, questo troverà un nuovo equilibrio. Che spesso può avere conseguenze patologiche sugli esseri umani».

È un meccanismo che viene raccontato benissimo da David Quammen, l’autore di “Spillover. L’evoluzione delle pandemie”, saggio che in queste settimane è letteralmente andato a ruba in tutte le librerie italiane. Lo cito parola per parola, da una intervista che ha appena concesso a Wired: «Le ragioni per cui assisteremo ad altre crisi come questa nel futuro sono che 1) i nostri diversi ecosistemi naturali sono pieni di molte specie di animali, piante e altre creature, ognuna delle quali contiene in sé virus unici; 2) molti di questi virus, specialmente quelli presenti nei mammiferi selvatici, possono contagiare gli esseri umani; 3) stiamo invadendo e alterando questi ecosistemi con più decisione che mai, esponendoci dunque ai nuovi virus e 4) quando un virus effettua uno “spillover” , un salto di specie da un portatore animale non-umano agli esseri umani, e si adatta alla trasmissione uomo-uomo, beh, quel virus ha vinto la lotteria: ora ha una popolazione di 7.7 miliardi di individui che vivono in alte densità demografiche, viaggiando in lungo e in largo, attraverso cui può diffondersi».

Se si presta bene attenzione, il rischio di “spillover” è grande quanto il globo. Nel caso del coronavirus, le ricerche si concentrano sulla giungla della Cina e sulle popolazioni di pipistrelli locali. Ma nei casi di epidemie recenti, il virus sarebbe stato trasmesso da altri animali selvatici: civetta delle palme, dromedari, primati. E i luoghi di origine sono associati ai deserti del Medio Oriente o alle foreste tropicali dell’Africa, così come nuove patologie possono emergere, ed emergono, tanto dall’Amazzonia quanto dalle foreste dell’Australia. Anche il micidiale virus Ebola sarebbe arrivato all’essere umano grazie a un salto di specie, e per quanto ancora l’origine non sia certa, gli scienziati sospettano sempre di più dei pipistrelli: che sono mammiferi come noi, ma volano.


Crisi climatica e virus antichi

Ma il rischio potenziale potrebbe anche essere più esteso, assumendo una “dimensione temporale”. Lo scioglimento di ghiacci e ghiacciai, infatti, potrebbe rilasciare virus molto antichi e pericolosi. Nel gennaio 2020, per esempio, un team di scienziati cinesi e statunitensi ha comunicato di avere rintracciato all’interno di campioni di ghiaccio di 15 mila anni fa, prelevati dall’Altopiano tibetano, ben 33 virus, 28 dei quali sconosciuti. Tracce del virus della Spagnola sono state ritrovate congelate in Alaska, mentre frammenti di DNA del vaiolo sono riemersi dal permafrost nella Siberia nord-orientale. Proprio il permafrost rappresenta un ambiente perfetto per conservare batteri e virus, almeno fin quando non interviene il riscaldamento globale a liberarli. E che ciò possa avvenire lo testimonia un episodio dell’estate del 2016, quando – sempre in Siberia – l’antrace ha ucciso un adolescente e un migliaio di renne, oltre a infettare decine di persone.

Clima e infezioni viaggiano insieme. A evidenziarne il legame, per esempio, è il “Lancet Countdown Report 2019”, che associa i cambiamenti climatici proprio a un’aumentata diffusione delle patologie infettive: in un pianeta più caldo, virus, batteri, funghi, parassiti potrebbero trovare condizioni ideali per esplodere, diffondersi, ricombinarsi, con un aumento tanto della stagionalità quanto della diffusione geografica di molte malattie. È un rischio che a Greenpeace abbiamo identificato per tempo: già nel “Rapporto Greenpeace sul riscaldamento della Terra” – che compie trent’anni tondi, essendo del 1990 – l’epidemiologo Andrew Haines, che successivamente sarebbe diventato direttore della London School of Hygiene & Tropical Medicine, avvertiva che tra gli effetti secondari dei cambiamenti climatici «la diffusione dei vettori di malattie dovrebbero essere causa di preoccupazione».

In poche parole, se per il coronavirus il meccanismo identificato dagli scienziati è quello di un salto di specie innescato dalla promiscuità con animali selvatici, amplificato dalla concentrazione di popolazione nelle megalopoli e trasportato dalla globalizzazione, la crisi climatica potrebbe offrire scenari ancora più pericolosi. Ovvero il riemergere dai ghiacci dei Poli o dai ghiacciai dell’Himalaya di virus che il loro “spillover” lo hanno effettuato in tempi remoti e che pensavamo di avere debellato per sempre. O, peggio ancora, di patologie che non conosciamo affatto.

venerdì 16 settembre 2016

Cambiamenti climatici, Santorsola: “ In puglia tavolo tecnico trasversale già al lavoro”


Lavorare in sinergia tra settori deputati alle misure di mitigazione e settori competenti per quelle di adattamento, in vista dell’Obiettivo 20 20  e del contenimento della temperatura al di sotto di 1,5°C rispetto all’era preindustriale, come stabilito nella Conferenza sul clima di Parigi.
E’ la strategia messa in campo per aumentare la resilienza dei sistemi naturali e socio-economici di fronte agli impatti inevitabili di un clima in evoluzione, dall’aumento del numero degli eventi climatici estremi all’innalzamento del livello globale dei mari. 
Se ne è parlato nel corso del convegno “Misure e iniziative di adattamento ai cambiamenti climatici” negli spazi del padiglione Ecologia.
“L’Italia – ha spiegato Mara Balestrieri del Ministero dell’Ambiente, tra i relatori  -  dal 2015 si è dotata di una propria strategia (SNAC, Strategia Nazionale Cambiamenti Climatici) per predisporre percorsi comuni e azioni per intervenire e ridurre al minimo i rischi, soprattutto, nel nostro territorio, l’aumento degli incendi boschivi, la perdita di biodiversità, le inondazioni o al contrario l’erosione delle zone costiere. Nelle quattro regioni dell’obiettivo Convergenza, tra cui la Puglia, si è proceduto a questo fine alla schedatura dei principali strumenti di governo territoriale, dai piani vigenti, alla programmazione comunitaria 2014-2020, alle adesioni al Patto dei Sindaci, agli accordi di livello intercomunale ( es. i Contratti di fiume)”.
La promozione di queste strategie costituisce un fattore importante nella costruzione della base di conoscenze, della capacità istituzionale e del coordinamento intersettoriale nel contesto di una strategia climatica che aiuti la società a diventare carbon free e resiliente, in sintonia peraltro con le politiche già avviate dalla Regione Puglia.
“Abbiamo ereditato da COP21 – ha spiegato l’assessore all’Ambiente Domenico Santorsola – l’onere di costruire un approccio responsabile rispetto al tema dei cambiamenti climatici: se da un lato ciascuno è stato chiamato a ratificare l'accordo di Parigi all'interno del proprio assetto giuridico, dall'altro vanno immaginate azioni forti per rispettare gli obiettivi fissati. La Puglia, grazie alla tenacia e alla lungimiranza del Presidente Emiliano, aveva già cominciato a ragionare di decarbonizzazione e di riconversione industriale sul nostro territorio. Parallelamente abbiamo avviato un tavolo tecnico trasversale alle strutture tecniche regionali di studio sul tema che grazie anche alle risultanze dei sistemi integrati di monitoraggio della qualità dell'Aria, potrà efficacemente tracciare un percorso operativo”. “Ci resta, tuttavia - conclude l’assessore Santorsola – il compito di lavorare tanto sull'educazione a comportamenti sostenibili del singolo cittadino come stile di vita”.
Come indicato dal Ministero dell’Ambiente, il più grande potenziale sinergico tra adattamento e mitigazione sembra esistere in alcuni settori. Tra gli altri, pianificazione delle infrastrutture e dell’edilizia. “Si può lavorare sui piani urbanistici - ha detto nel suo intervento l’assessore all’Urbanistica Anna Maria Curcuruto - limitando le espansioni e tendendo sempre alla riqualificazione degli abitati e delle aree dismesse al loro interno e, nel momento in cui si va in espansione, prevedendo sia un disegno che normative tecniche che comportino sempre, per esempio, la permeabilità dei suoli, il ricorso alle energie rinnovabili, l’architettura passiva per ridurre i consumi. Ma molto si può fare anche attraverso le norme edilizie. Prima si poteva lavorare sui regolamenti edilizi dei singoli comuni. Oggi, lo sta già facendo  lo Stato nello schema di Regolamento edilizio che sarà condiviso a giorni con le regioni e che poi le regioni avranno il compito di calare nelle realtà locali”.

martedì 10 novembre 2015

Non c'è più tempo: finanziamo il futuro del clima!


In questo momento 80 ministri sono riuniti a Parigi: è l’occasione per togliere risorse ai combustibili fossili e darle ai Paesi che più ne hanno bisogno.
I Paesi più poveri, che sono più in difficoltà di fronte al cambiamento climatico, hanno detto che non potranno firmare l’accordo di Parigi senza la garanzia di un giusto sostegno economico per investire nelle energie pulite. Ignorarli porta a una strada senza uscita per tutti noi. Ma le risorse per aiutarli ci sono: basta togliere i miliardi di finanziamenti pubblici alle energie inquinanti.
In queste ore 80 ministri da tutto il mondo sono riuniti per cercare una soluzione. E l’Italia può guidare gli altri dando l’esempio. In queste ore 80 ministri da tutto il mondo sono riuniti per cercare una soluzione. E l’Italia può guidare gli altri dando l’esempio. Arriviamo a 1 milione di firme a sostegno di questo appello, spingiamo Renzi e l'Italia a essere davvero all'altezza di questa sfida e diventare veri e propri “eroi per il clima”.
Arriviamo a 1 milione di firme a sostegno di questo appello, spingiamo Renzi e l'Italia a essere davvero all'altezza di questa sfida e diventare veri e propri “eroi per il clima”.

martedì 15 novembre 2011

FOGGIA: APRE LA 'FATTORIA DEL VENTO, PRIMO PARCO ECO-DIDATTICO


Cominceranno entro fine mese, a Roseto Valfortore, in provincia di Foggia, i lavori per la realizzazione della 'Fattoria del Vento', il primo parco eco-didattico della provincia di Foggia. Sarà un vero e proprio villaggio delle energie da fonti rinnovabili, con percorsi e manufatti biocompatibili, un'azienda agricola e strutture ricettive autosufficienti dal punto di vista energetico. Il complesso sarà realizzato con materiali eco compatibili e seguendo i dettami della bioarchitettura. L'illuminazione, il riscaldamento e tutta l'energia necessaria alla gestione del parco saranno assicurati da impianti fotovoltaici, pannelli termo solari, utilizzo delle biomasse e, infine, da due aerogeneratori. Nell'oasi

martedì 27 settembre 2011

27 SETTEMBRE – EARTH OVERSHOOT DAY



Abbiamo raggiunto l’Earth Overshoot Day. Cosa?? L’EOD è il giorno in cui il consumo di risorse oltrepassa la soglia calcolata per tutto l’anno precedente. In questo caso il 2011. Con l’EOD siamo in grado di capire il divario tra il livello sostenibile dello sviluppo e quello reale.

Eh si, siamo già in stato di allarme rosso. Da oggi 27 settembre, la Terra ha raggiunto il limite. Il nostro pianeta consuma più risorse di quanto è in grado di produrne.

A pagare le spese del deficit saranno in primis le  foreste che assorbiranno l’anidride carbonica in eccesso. 

La qualità dell’aria sarà peggiore perché più inquinata. 

Gli oceani saranno devastati dallo sfruttamento degli stock ittici nonché dallo scarico di rifiuti. 

E per finire ci sarà un impatto maggiore dei cambiamenti climatici.

Se pensiamo che siamo in stato dall’allerta tre mesi prima della reale fine dell’anno, la cosa dovrebbe far riflettere. A dicembre avremo consumato il 135% delle risorse prodotte nel 2011. Continuando a seguire questo modello di vita a livello globale, prima della metà del secolo avremo bisogno di due pianeti per poter vivere.