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giovedì 15 settembre 2016

Emiliano e ministro albanese Gjosha a presentazione progetto Alterenergy



Una brezza di energia pulita su tutte le sponde dell’Adriatico:  è il vento della sostenibilità e del risparmio di “Alterenergy” che spira su tutti i Paesi dell’Area, grazie all’impegno comune di Italia, Albania, Bosnia Herzegovina, Croazia, Grecia, Montenegro, Serbia e Slovenia.  
Il primo progetto strategico finanziato nell’ambito del programma transfrontaliero ‘Ipa Adriatico “2007-2013’  è sostenuto da un budget di più di 12 milioni di euro e promuove la sostenibilità energetica nelle piccole comunità, migliorando il risparmio di energia e la sua produzione da fonti rinnovabili.
In quanto capofila del progetto dal settembre 2011, la sezione Mediterraneo della Regione Puglia recita un ruolo fondamentale grazie anche alla collaborazione con l’Arti (Agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione).
Ma il lotto delle collaborazioni si allarga a ben 18 organizzazioni tra Regioni, Ministeri ed Agenzie Governative per l’energia. Nell’illustrazione dei risultati dell’iniziativa, presentati nel padiglione  152 della Regione Puglia, in Fiera del levante, è emerso il caso di Sant’Agata di Puglia che, grazie ad Alterenergy, è stata interessata da interventi pilota di manutenzione straordinaria di efficientamento energetico  di tre edifici, tra cui due scuole, insieme all’acquisto di un pullman  a completa trazione elettrica.  
Particolarmente indicativo lo slogan dei “laboratori risparmia energia” che hanno cadenzato le attività in paese: ”Risparmia le energie, taglia la bolletta, riduci i consumi e le emissioni di gas serra”.
Analoghe le attività compiute in scuole di altri Paesi dell’Adriatico. 
Per il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervenuto oggi alla presentazione dei risultati  - “la Puglia sta guidando Albania e Montenegro nel percorso di entrata nell’Unione Europea ed un concreto esperimento è rappresentato proprio da Alterenergy.
La presenza a Bari del Ministro albanese per l’Integrazione Europea, Klajda Gjosha, conferma amicizia ed interessi particolarmente stretti tra la nostra Regione e l’Albania, verso la quale – aggiunge il governatore - confermo totale disponibilità della Puglia per raggiungere un obiettivo che, purtroppo, importanti Paesi come la Gran Bretagna hanno mostrato di non apprezzare”.
“L’Albania è in fermento – prosegue Emiliano -  e lo dimostra lo straordinario processo di riforme che sta attraversando il Paese. Importante quella della riduzione dei Comuni (da 300 a 61), ma a me piace ricordare soprattutto quella che ha interessato la magistratura”.  
Il governatore pugliese ha fatto gli onori di casa al ministro albanese Gjosha, che si è subito riallacciata al tema dell’auspicata adesione albanese all’Europa: “In questo momento l'Albania è un Paese candidato, ma presto si apriranno i negoziati perché a breve sarà attivato il vero processo di adesione – ha dichiarato il ministro. In tutto ciò l'Italia, e soprattutto la Puglia, sono sempre stati di grande aiuto”.
“In questa occasione – ha aggiunto la rappresentante del governo albanese - un protocollo d’intesa viene firmato da tutte le parti e servirà a sancire l'impegno di tutti i Paesi coinvolti perché si possa proseguire in questa a direzione positiva, già avviata con Alternenergy, con nuove iniziative nel settore dell'energia rinnovabile”.
“Un progetto, concreto ed efficace - ha dichiarato Bernardo Notarangelo, coordinatore delle Politiche Internazionali della Regione Puglia –  che la Puglia è fortemente onorata di coordinare”.


martedì 6 settembre 2016

easyJet rivela il progetto dei primi aeromobili ibridi

easyJet, compagnia aerea leader in Europa, ha svelato come parte di una strategia volta a ridurre l’impatto ambientale per passeggero, il progetto di un rivoluzionario sistema di alimentazione a idrogeno per i propri aeromobili, ad emissione zero, in grado di risparmiare 50.000 tonnellate di carburante e le conseguenti emissioni di CO2 ogni anno.
easyJet è impegnata a ridurre l’impatto ambientale risultante dal trasporto dei propri passeggeri, e si è posta dei nuovi obiettivi per il 2020, i quali prevedono una riduzione del 7% delle emissioni nei prossimi 5 anni, che si attestano oggi a 81,05 grammi di CO2 per passeggero/chilometro a seguito di una riduzione delle emissioni del 28% negli ultimi 15 anni.
easyJet investe nelle più recenti tecnologie, opera efficientemente e riempie la maggior parte dei posti a bordo. Ciò significa che ogni passeggero esayJet emette il 22% di CO2 in meno rispetto ad un passeggero di una compagnia aerea tradizionale, che vola con lo stesso aeromobile sulla stessa rotta.
Per il progetto dell’aereo ibrido, la Compagnia ha preso ispirazione dai lavori di alcuni studenti dell’Università di Cranfield, leader mondiale in ricerca e formazione nei settori management e tecnologia, ai quali era stato precedentemente chiesto di sviluppare – in occasione del 20esimo anniversario della compagnia aerea in novembre 2015 - un’idea di come sarà viaggiare in aereo da qui a 20 anni.
easyJet lavorerà insieme ai propri partner e fornitori per impiegare questa tecnologia innovativa molto prima, con un test preliminare già messo in calendario per quest’anno.
L’idea di un aereo ibrido si basa sull’utilizzo di una cella a idrogeno combustibile, posizionata nella stiva dell’aereo. Questo innovativo sistema ad emissione zero permette di immagazzinare energia quando l’aereo frena in fase di atterraggio e viene utilizzato per ricaricare le batterie ultraleggere del sistema (come accade per il Kinetic Energy Recovery System – KERS -  utilizzato nelle auto di Formula1).
L’aeromobile può utilizzare l’energia accumulata senza il bisogno di impiegare i motori – per esempio al momento del rullaggio. Essendo le operazioni della Compagnia caratterizzate da voli brevi e frequenti, circa il 4% del consumo totale di carburante annuo viene utilizzato per le fasi di rullaggio. Gli aerei easyJet impiegano in media 20 minuti per gli spostamenti aeroportuali, vale a dire l’equivalente di circa 4 milioni di chilometri all’anno
Grazie all’ introduzione di questa nuova tecnologia, ciascun aeromobile sarebbe dotato di motori installati all’interno del carrello cha attraverso l’elettronica permetterebbero il controllo della velocità, direzione e frenata dell’aereo durante le operazioni di rullaggio. Il sistema sarebbe dunque in grado di ridurre, se non eliminare del tutto, la necessità di impiegare veicoli per allontanare gli aeromobili dai terminal prima di iniziare il rullaggio, ottenendo tempi di turnaround più efficienti ed un miglioramento della puntualita’.
L’unico prodotto di scarto del procedimento sarebbe l’acqua pulita, che potrebbe essere riutilizzata per ricaricare il sistema idrico durante il viaggio.
L’idea di aereo ibrido è stata sviluppata da Ian Davies – pluripremiato head of Engineering di easyJet– e dal suo team, combinando la filosofia easyJet con alcune delle idee proposte dagli studenti dell’Università di Cranfield.
Ian Davies, Head of Engineering easyJet ha commentato:

“In easyJet, continuiamo ad applicare le nuove tecnologie digitali ed ingegneristiche nelle varie aree del business.”

“Il concept di aereo ibrido che presentiamo oggi rappresenta sia uno sguardo al futuro che una sfida ai nostri partner e fornitori, perché continuino a lavorare per ridurre le nostre emissioni di CO2.“

“Si tratta anche di una bella dimostrazione dei benefici che derivano dalla nostra collaborazione strategica con l’Università di Cranfield”.

Il Dott. Craig Lawson, docente dell’Università di Cranfield, ha aggiunto:

“Siamo entusiasti di lavorare a questa collaborazione con easyJet, e dalla possibilità di esplorare i vari modi in cui possiamo creare innovazione insieme.”

“Cranfield è un’università specializzata in programmi di formazione post-laurea e nel fornire ai suoi studenti un’educazione e opportunità di ricerca avanzate e con applicazioni pratiche. Siamo conosciuti a livello internazionale per la nostra capacità di rispondere alle necessità di aziende, governi e della società in generale.”
 
“I nostri studenti hanno proposto alcune idee stimolanti sulla loro visione dell’industria aeronautica nel 2035, con il concorso The Future of Flight, presentando soluzioni ambientali, miglioramenti operativi ed idee per migliorare l’esperienza di consumo e non vediamo l’ora di sviluppare questo progetto ulteriormente.”

easyJet e l’Università di Cranfield hanno firmato  una partnership strategica di 3 anni, al fine di condividere innovazioni e know-how.

Come parte delle attività per la celebrazione dei 20 anni di easyJet, agli studenti dell’Università di Cranfield è stato chiesto di competere in 4 categorie: design della cabina, design dell’aeromobile, esperienza in aeroporto ed esperienza di volo.

Una giuria composta da easyJet e membri dell’Università di Cranfield ha valutato una serie di proposte pioneristiche da parte degli studenti di Aerospace. Alcune di queste includono: ali dinamiche capaci di cambiare forma in volo, una vernice super efficiente per ridurre l’attrito in volo e, in cabina, sedili leggeri in fibra di carbonio con incorporato telefono wireless e pannelli di ricarica per tablet.

easyJet opera con una flotta di oltre 240 Airbus A319 e A320, con un’età media di 6 anni. La Compagnia inizierà a ricevere le consegne di aeromobili A320neo a partire da giugno 2017, ed i nuovi aerei consumeranno dal 13% al 15% meno carburante rispetto a quelli che andranno a sostituire. 

martedì 7 giugno 2016

Energie rinnovabili: record nel 2015

Commentando i dati diffusi dal report "Renewables 2016 Global Status Report" di REN21 sulla situazione mondiale del settore delle energie rinnovabili, Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia, dichiara:

«Il record fatto registrare dalle rinnovabili nel 2015 è un’ottima notizia. Ci siamo arrivati nonostante il persistere dei sussidi alle fonti fossili, il prezzo basso del petrolio, i problemi di collegamento alla rete e la timidezza dei governi. Alla base di questo successo c’è la crescente competitività economica delle rinnovabili. Ora però occorre accelerare la rivoluzione energetica in corso con politiche incentivanti: il contrario di quello che sta facendo il governo in Italia dove gli investimenti sulle rinnovabili sono in drammatica diminuzione. In un contesto internazionale generalmente positivo, l'Europa segna il passo e ancor più l'Italia che nel 2015 si è sostanzialmente fermata, per colpa delle politiche anti-rinnovabili messe in campo dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni, da quello di Monti a quello Renzi».

«D’altra parte, per investire ulteriormente sul settore dell’energia rinnovabile, creando posti di lavoro e benefici per la collettività, è necessario azzerare i sussidi alle fonti fossili. Questa è l’unica strada che ci permetterà di raggiungere gli obiettivi fissati dalla Conferenza di Parigi, e mantenere così l’aumento della temperatura globale sotto 1,5°C. Il G7 ha promesso di eliminare i sussidi alle fonti fossili entro il 2025. Non basta, perché dobbiamo smettere di sfruttare queste fonti vecchie e inquinanti entro il 2050. L’eliminazione dei sussidi alle fossili deve essere più rapida per raggiungere un futuro 100 per cento rinnovabile prima che sia troppo tardi», conclude Iacoboni.

domenica 13 aprile 2014

Caro Vendola, pensare che la Puglia dica stop a eolico e fotovoltaico è fuori luogo



 Legambiente considera l’eolico e il fotovoltaico due fonti fondamentali per continuare nella direzione di una produzione energetica sempre più incentrata sulle rinnovabili: «Giusto introdurre una valutazione cumulativa degli impatti. Vendola invece di attaccare le rinnovabili dovrebbe rivendicare con orgoglio i risultati, indispensabili a cambiare modello energetico, uscire dalle fossili e salvare il Pianeta dai cambiamenti climatici». Secondo l’associazione ambientalista, infatti, il futuro dell’energia in Puglia può e deve essere tradursi in una battaglia concreta per ripristinare gli incentivi cancellati per la bonifica dei tetti con l'amianto, per spingere gli impianti sui tetti attraverso nuove politiche e per puntare all'efficienza energetica. La Puglia ha rappresentato finora il territorio a cui guardare per comprendere il nuovo scenario energetico delle fonti rinnovabili. Nel nostro territorio ci sono tutte le condizioni per costruire una seconda fase dello sviluppo delle fonti rinnovabili a patto che si tenga conto di una visione d’insieme rispetto agli impianti già esistenti. Ora però la sfida diventa più ambiziosa: bisogna intervenire per fare in modo che le fonti rinnovabili diventino sempre più il perno di una generazione energetica pulita e efficiente, perché legata a precise politiche di riduzione dei consumi che riguardano l’edilizia, l’industria, l’agricoltura, i trasporti.
Per il futuro la Puglia deve puntare con forza a un mix di efficienza energetica e fonti rinnovabili passando attraverso una drastica riduzione delle fonti fossili. Così facendo la regione può continuare ad essere una terra di innovazione virtuosa, con centinaia di tetti solarizzati e case riqualificate e meno energivore. Per proseguire nella crescita delle rinnovabili occorre integrarla sempre di più nei territori e farle diventare un’occasione per famiglie e imprese. In più attraverso il rispetto di regole chiare e certe per la diffusione degli impianti nel territorio, si possono superare difficoltà e polemiche premiando la costruzione di filiere agrienergetiche sostenibili. Indispensabile è ora il completamento dei riferimenti normativi per ciò che riguarda i criteri per la più corretta progettazione e integrazione delle differenti tecnologie nel paesaggio e nel territorio secondo un principio di progressività, in modo da semplificare l’iter per gli impianti di dimensione ridotta. I criteri dovrebbero servire proprio a rendere efficace la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, in modo da sapere da subito quali aspetti devono essere approfonditi (attraverso lo scoping) e, nel caso di impianti di aree delicate, prevedere procedure pubbliche di partecipazione e confronto, per fare in modo che il dibattito sia il più possibile trasparente. Inoltre si deve avere il coraggio politico e la lungimiranza di puntare su una incisiva innovazione energetica del patrimonio edilizio pugliese, che punti a integrare fonti rinnovabili e efficienza energetica con obiettivi e obblighi chiari per spingere la modernizzazione di un settore in forte crisi» hanno dichiarato Edoardo Zanchini e Francesco Tarantini, rispettivamente vice presidente di Legambiente nazionale e presidente di Legambiente Puglia.
Secondo l’associazione ambientalista sembra quasi che sino ad oggi vi siano stati solo effetti negativi senza tener conto di ambiente, lavoro e opportunità per famiglie e imprese create da un modello energetico distribuito. Se è vero che vi sono stati errori, anche da parte della Regione nella gestione dei processi autorizzatori, non è il momento di mettere tetti allo sviluppo delle fonti rinnovabili ma di ripensare le procedure. «Legambiente valuta positivamente l'introduzione di una valutazione degli impatti cumulativi per i progetti, perché può contribuire a risolvere i problemi dei tanti progetti rimasti fermi negli uffici e di evitare di realizzare impianti in posti e di dimensioni sbagliate. Ma ci aspettiamo dalla Regione che ora si cambi quella che il Presidente Vendola ama chiamare la "narrazione" del futuro, perché le rinnovabili sono una speranza e una opportunità concreta di cambiamento, in Puglia come per il pianeta e un’alternativa sempre più competitiva ai combustibili fossili nella strategia di lotta ai cambiamenti climatici» hanno concluso i due presidenti.
Mio articolo su Barletta News

mercoledì 26 marzo 2014

L’inchiesta giornalistica "Il sole, le ali e la civetta" tocca le energie rinnovabili della Puglia



 Farà tappa in Puglia, purtroppo non a Barletta ma solo in Salento, il tour del libro di Lucia Navone "Il sole, le ali e la civetta", la prima inchiesta giornalistica sul mondo delle energie rinnovabili e su come sono andate le cose negli ultimi anni in Italia. Le vicende - vere - che intrecciano Nord e Sud dell'Italia sembrano portare in molti casi al Tacco d'Italia dove ancora oggi sono in corso numerose inchieste giudiziarie.
La Puglia era ed è ancora la regione dei record per le energie rinnovabili: l'8,9% della produzione nazionale di energia alternativa è pugliese. Secondo i dati statistici 2012 del Gestore dei Servizi Elettrici, la Puglia è la quarta regione a livello nazionale e la prima nel Sud Italia. In particolare, primeggia nel solare, con il 18,5% della produzione nazionale, perlopiù da grandi impianti a terra, doppiando l'Emilia Romagna che è al secondo posto con il 9,3%. Per l'eolico, la quota di produzione è pari al 24,1%, primo posto che la Puglia si contende con la Sicilia; mentre per le bioenergie è all'11,8%, dopo Lombardia ed Emilia Romagna.
Recentemente, inoltre, Angela Barbanente (vice presidente della Regione Puglia) ha annunciato una delibera di Giunta per porre un freno alle energie pulite, poiché secondo i dati forniti dalla Regione, nel 2011, le fonti pulite hanno garantito quasi il 45% dei consumi pugliesi e nel 2013 si dovrebbe arrivare al 55% (a livello nazionale il dato è al 29%). In poche parole in Puglia si produce più energia di quanta se ne abbia bisogno.
Stando alle parole della Navone: «Solo oggi la Regione Puglia chiede al Governo di rivedere questi piani perché il territorio ha superato la propria capacità di carico. È una regione nel caos, dove non esiste un registro ufficiale degli impianti e dove fondi di investimento e società estere, perlopiù cinesi, tedesche e spagnole, hanno realizzato impianti grazie ai generosi incentivi italiani. Su fronte degli investimenti, infatti, facendo riferimento agli ultimi dati divulgati in occasione del Renewable Energy Summit, a livello nazionale sono stati installati 25 GW fra eolico e solare fotovoltaico, per un flusso totale di investimenti di oltre 70 miliardi di euro. Sommando la potenza installata di eolico e solare in Puglia questa risulta pari al 18% del totale della potenza installata in Italia: se applichiamo brutalmente a questa percentuale i 70 miliardi, gli investimenti destinati alla Puglia sono stati circa 12 miliardi e mezzo. Se invece consideriamo il fatturato annuo generato dal solo fotovoltaico a livello nazionale, in Puglia una stima approssimativa ci porta a circa 2 miliardi di euro di giro d'affari per il 2012. Una cifra stimata applicando il 18,5%, cioè la quota della Puglia sul totale della produzione fotovoltaica nazionale, al fatturato totale italiano del solare che per il 2012 era di circa 11 miliardi. Un bel po' di soldi di cui il territorio sta ancora aspettando gli effettivi ritorni, sia sul fronte economico che su quello occupazionale. Come cittadini abbiamo il diritto di sapere come vengono spesi i nostri soldi ma abbiamo il dovere di chiederlo. Solo attraverso la consapevolezza, certi fenomeni (e certi personaggi), potranno essere arginati. Se così non faremo, saremo sempre ostaggio di lobby e interessi di parte e non saremo mai protagonisti del processo di cambiamento».
Mio articolo su Barletta News

domenica 23 febbraio 2014

Ancora un no del Governo ai parchi eolici off shore in Puglia

 Durante l’ultimo Consiglio dei Ministri del Governo Letta sono stati bocciati due progetti che prevedevano l’installazione di impianti eolici off shore nel Golfo di Manfredonia. Francesco Tarantini, presidente Legambiente Puglia, ha così commentato la vicenda: «Invitiamo la Regione Puglia a sollecitare il nuovo Governo ad emanare quanto prima linee guida in modo da garantire tutela ma anche sviluppo per questi impianti, individuando le aree compatibili, e l’informazione dei cittadini. È tempo di porre fine alle contrapposizioni che scaturiscono fra le Amministrazioni locali e la Regione». Stando alla nota diffusa sempre da Legambiente l’eolico off shore è fondamentale per la Puglia per superare la situazione di caos che va dal Gargano a Taranto. O quanto meno lo sarebbe se si decidesse realmente di indirizzarsi verso una produzione energetica sempre più incentrata sulle fonti rinnovabili. È impensabile, infatti, attuare un progetto di difesa del territorio se poi non si dispone dei mezzi adeguati.
Di diverso parere il Coordinamento delle Associazioni di Capitanata e della BAT che accolgono positivamente la decisione del governo in considerazione del significativo impatto paesaggistico che l’off shore imporrebbe alla bellezza delle coste: «Esprimiamo l’apprezzamento e la gratitudine dei cittadini e di tutte le 60 Associazioni culturali, ambientaliste e di categoria del Coordinamento ai 17 Sindaci dei Comuni, al Parco Nazionale del Gargano e a quei Consiglieri Regionali e Parlamentari che si sono adoperati contro l’eolico offshore nel mare del Golfo di Manfredonia e del Gargano, per aver fatto arrivare al Governo la voce univoca delle Istituzioni del Territorio. Ora c’è la vera sfida da mettere in campo, cioè l’attivazione di attività virtuose che facciano esprimere compiutamente al nostro mare il suo immenso valore storico, culturale e sociale, oltre che ambientale ed economico».
Cosa sarà mai questo eolico off shore? Nient’altro che l’eolico realizzato in mare. Per l’installazione delle turbine si prediligono le acque poco profonde lungo la costa e in cui il vento spira forte e costante grazie all’assenza di ostacoli. Per merito delle condizioni favorevoli del vento in alto mare, l’eolico offshore (a parità di potenza installata) produce mediamente il 30% di energia in più rispetto al consueto onshore. Inoltre, per sfruttare venti più forti e risolvere il problema dell’impatto visivo delle turbine, ci si dovrebbe spingere più al largo, dove i fondali superano i 50 metri di profondità .In totale, l’Italia dispone di ben 11.686 km² di superficie marina adatta all’eolico offshore; le zone ideali sono soprattutto quelle dell’Italia centro-meridionale, con in testa proprio la Puglia
E così mentre a Londra viene inaugurato il parco eolico più grande del mondo, e negli USA si punta a installare le prime turbine eoliche galleggianti, la Puglia fa passi da gigante ma in direzione ostinata e contraria. Investire sul risparmio energetico qui è ancora un’utopia.
Mio articolo su Barletta News

mercoledì 10 luglio 2013

NUOVO RECORD DELLE RINNOVABILI IN ITALIA, ERODONO LA PRODUZIONE DI FONTI FOSSILI


Nuovo record delle fonti rinnovabili in Italia: nel mese di giugno (dati Terna) le fonti pulite hanno generato il 50,2 per cento dell’elettricità italiana, coprendo il 44,3 per cento della domanda.
In un anno (confrontando giugno 2012 con giugno 2013) la quota delle fonti rinnovabili sulla produzione netta è passata dal 38,2 per cento al 50,2 per cento, mentre i consumi complessivamente sono diminuiti del 6,2 per cento. Mentre fotovoltaico, eolico e idroelettrico fanno registrare livelli record di produzione, la produzione termoelettrica crolla (-22,8 per cento), con impianti a gas e - dato parzialmente inedito - anche a carbone, in netto calo.

mercoledì 3 aprile 2013

Scienza - Creato microrganismo geneticamente modificato in grado di convertire il CO2 atmosferico in combustibile


Michael Adams, ricercatore di biochimica e biologia molecolare presso la University of Georgia, è il creatore di un microrganismo geneticamente modificato in grado di convertire il CO2 atmosferico in combustibile. Attraverso lo studio del modo in cui le foglie convertono l'ossido di carbonio CO2, il team di ricercatori di Michael Adams ha sviluppato una metodologia per selezionare il CO2 presente nell'atmosfera e trasformarlo in prodotti industriali, tra cui il carburante. Il metodo segue il percorso della fotosintesi attraverso cui le piante utilizzano la luce solare, per trasformare acqua e anidride carbonica in zuccheri, e se ne servono per produrre energia. I ricercatori hanno creato un microrganismo, manipolando il materiale genetico, per imitare il processo. Per lo studio sono partiti dal ''Pyrococcus furiosus'' un microrganismo che si nutre di carboidrati nelle acque surriscaldate dell'oceano vicine a sfiati geotermici. Questo è stato poi modificato in modo da alimentarsi a temperature inferiori. Con il gas idrogeno (usato come una vera e propria fonte energetica) hanno creato una reazione chimica nel microrganismo e integrato il CO2 con l'acido 3-idrossipropionico, una sostanza chimica industriale usata per fare acrilici e altri prodotti.
I dettagli dello studio, sostenuto dal Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti, sono stati pubblicati il 25 marzo nella prima edizione online del Proceedings of National Academies of Sciences e online sul sito bioenergy.ovpr.uga.edu 
fonte:ansa

venerdì 8 febbraio 2013

Sud Africa - Un milione di euro per realizzare un impianto fotovoltaico in Madagascar

Impianto fotovoltaico in Ghana

Il Fondo per l’energia sostenibile in Africa (SEFA) ha approvato un finanziamento di un milione d’euro per realizzare un progetto di energie rinnovabili nell’isola nord-occidentale di Nosy Be, una delle più rinomate destinazioni turistiche del Madagascar. Il finanziamento sarà utilizzato per realizzare studi di fattibilità finanziaria per realizzare progetti combinati che sfruttino le tecnologie idroelettriche, eoliche e fotovoltaiche. Inoltre, sarà garantita assistenza tecnica e la preparazione di un bando di gara pubblico-privato. L’obiettivo è riuscire a realizzare un impianto – il cui costo è stimato complessivamente in circa 25 milioni di euro – della capacità iniziale di 8 MW, che sostituisca l’attuale centrale termica a carbone. Il progetto consentirà di promuovere ulteriormente il turismo sull’isola e garantirà l’aumento della fornitura elettrica per le comunità locali assicurando l’accesso all’energia a circa 50.000 persone.
Fonte: Altlas