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lunedì 4 dicembre 2017

Artico, accordo storico di protezione dalla pesca commerciale


È stato raggiunto a Washington uno storico accordo internazionale per proteggere da ogni attività di pesca commerciale la parte centrale del Mar Glaciale Artico. Gli Stati Uniti, il Canada, la Norvegia, la Russia, la Danimarca, l'Islanda, il Giappone, la Corea del Sud, la Cina e l'Unione europea hanno infatti firmato una moratoria di 16 anni sulla pesca commerciale in acque internazionali, in un’area più grande del Mediterraneo, di circa 2,8 milioni di chilometri quadrati.

«Questa è una vittoria storica per la protezione dell’Artico. Grazie ai milioni di persone di tutto il mondo che hanno sostenuto la campagna Save the Arctic, quest'area unica sarà al sicuro dalle attività di pesca distruttiva», dichiara Jon Burgwald di Greenpeace Nordic. «Ci congratuliamo con i Paesi che hanno firmato questo accordo e ci aspettiamo che nei prossimi 16 anni venga concordata una protezione permanente per la parte centrale del Mar Glaciale Artico, sia dalla pesca commerciale che dalle attività estrattive».

L'accordo, legalmente vincolante, sarà automaticamente rinnovato ogni cinque anni, a meno che un Paese non si opponga o non venga adottato un piano di gestione della pesca basato su criteri scientifici. È vitale che tutti i Paesi coinvolti ratifichino l'accordo.

Negli ultimi anni il Mar Glaciale Artico centrale ha attirato l’interesse dell'industria della pesca, che tenta di trarre profitto dallo scioglimento dei ghiacci. A causa dei cambiamenti climatici il quaranta percento di quest’area, storicamente coperta di ghiaccio, negli ultimi anni ha visto estati senza ghiaccio.

«Nonostante siano stati fatti passi da gigante per proteggere la parte centrale del Mar Glaciale Artico, alcuni dei Paesi che hanno sottoscritto l’accordo, come Stati Uniti, Russia e Norvegia, continuano a voler bloccare alcuni importanti progressi di cui si discute alle Nazioni Unite. Il processo delle Nazioni Unite ha un grande potenziale per riuscire a salvaguardare tutti gli oceani: questi Paesi dovrebbero impegnarsi maggiormente e sostenere un accordo globale e ambizioso per la protezione del mare», conclude Jon Burgwald.

Questo accordo sull’Artico arriva in contemporanea con l’entrata in vigore di un altro accordo sulla protezione del Mare di Ross, in Antartide, dove è stata riconfermata un'area marina protetta che si estende per 1,5 milioni di chilometri quadrati.

martedì 21 luglio 2015

Gioia del Colle, ancora un maxi sequestro di molluschi e pesce azzurro




Nel contesto delle attività di tutela della sicurezza alimentare e, più in generale, di contrasto al commercio abusivo, i Finanzieri della Tenenza di Gioia del Colle hanno eseguito il sequestro di oltre 11 tonnellate, tra cozze nere e alici.
In particolare, i militari, nel corso dei consueti servizi su strada finalizzati al controllo dei documenti di trasporto delle merci, intercettavano tre furgoni isotermici, due dei quali trasportavano complessivamente kg. 8.580 di cozze nere provenienti da Taranto, destinate ad aziende di Bari, il terzo, con a bordo Kg. 2.790 di pesce azzurro, proveniente da Bari, diretto in provincia di Taranto.
In tutte e tre i casi, veniva accertata l’assenza di idonea documentazione attestante la “tracciabilità” della merce, così come previsto dalla normativa comunitaria e nazionale, aspetto che non costituisce un mero adempimento formale, ma di particolare importanza sotto il profilo della commestibilità e della genuinità dei prodotti ittici.
Le attività sono state svolte in collaborazione con il medico veterinario del Dipartimento Prevenzione ASL di Bari, prontamente intervenuto.
Si tratta dell’ennesima operazione di servizio svolta dalle Fiamme Gialle a tutela dei consumatori finali. Infatti, poche settimane or sono erano stati sequestrati e distrutti ulteriori 1.740 chilogrammi di cozze.
Dopo le formalità di sequestro, si è proceduto alla distruzione dell’intero quantitativo.
9 i responsabili segnalati all’Autorità Amministrativa.

lunedì 13 aprile 2015

Ennesimo caso di pesca illegale nell'arcipelago toscano


Ancora pesca illegale nell’Arcipelago Toscano. Ancora i soliti ignoti che pescano illegalmente sotto costa con le reti a strascico. A denunciare l’ennesimo caso è stato un coraggioso pescatore artigianale di Marina di Grosseto, Roberto Culotta, che qualche notte fa uscendo con la sua piccola barca per gettare le reti, ha rischiato di essere  travolto da un peschereccio a strascico che operava a luci spente, in piena notte e a pochi metri dalla costa.

“Un atto criminale e irresponsabile, un pericolo per gli altri natanti e un danno enorme per l’ambiente e le risorse ittiche”, dichiara Serena Maso, della Campagna Mare di Greenpeace. Ancor più grave è che questo tipo di attività siano frequenti se non addirittura quotidiane in questo tratto di costa toscana. Da anni i pescatori artigianali locali chiedono aiuto al Ministero e alle Autorità, ma a fronte delle tante segnalazioni i pirati del mare continuano indisturbati a operare”

I pescherecci a strascico, sono molto più grandi, potenti e impattanti rispetto alle barche della piccola pesca artigianale che, se praticata in modo corretto, ha un minor impatto sull’ambiente. Per questo la pesca con le reti a strascico è consentita oltre le tre miglia di distanza dalla costa o a profondità superiori ai 50 metri. Regole precise che servono a preservare le risorse marine e habitat di primaria importanza per la riproduzione e la crescita di molte specie, come le praterie di posidonia (Posidonia oceanica) e di Cymodocea nodosa.

Nel litorale maremmano i pescatori locali si sono dovuti organizzare da soli, realizzando il Progetto “La Casa dei Pesci”(www.lacasadeipesci.org) allo scopo di finanziare la messa in mare di barriere artificiali per prevenire attività di pesca a strascico illegale e proteggere questo meraviglioso tratto di costa toscana e le risorse che lo popolano. Greenpeace è al fianco di questi pescatori onesti e coraggiosi e ha deciso di sostenere questo progetto, ma il governo e le autorità devono farsi carico di questo annoso problema.

“Ci chiediamo cosa stiano facendo la Guardia Costiera e il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali per reprimere e prevenire queste attività di pesca illegale, denunciate numerose volte. L’Italia ha da poco evitato una  procedura d’infrazione per non aver saputo controllare e prevenire adeguatamente la pesca illegale, ma è evidente che i controlli sulla pesca a strascico illegale nel litorale maremmano non sono sufficienti. Dopo questo ennesimo episodio, chiediamo al ministro Martina di rispettare gli impegni presi adottando provvedimenti immediati! Chiediamo anche ai cittadini di unirsi al nostro appello e far sentire la loro voce, firmando il nostro appello http://innomedelmare.greenpeace.it” conclude Maso.

venerdì 20 settembre 2013

Come leggere le etichette del tonno?


Se acquistate abitualmente tonno allora è indispensabile imparare a conoscerne la provenienza (in teoria dovrebbe essere così per ogni alimento). La provenienza purtroppo non è sempre reperibile sulle confezioni, infatti, spesso è riportata in zone nascoste o  rimandata direttamente al sito web del produttore. Il tonno, come il pesce spada,  è un pesce che accumula facilmente le sostanze presenti nel suo habitat come il  mercurio (nel tonno qualità pinne gialle sono state misurate concentrazioni minori di mercurio) e la diossina. Perciò si tende a preferire quello pescato nell’oceano (dove le concentrazioni di questi due elementi sono minori)  rispetto a quello pescato in mare (soprattutto se con basso ricircolo delle acque).
Inoltre, il terremoto in Giappone ha causato perdite di sostanze altamente tossiche e radioattive nelle zone circostanti, per cui è estremamente importante conoscere le zone di pesca del tonno che si acquista. La zona limitrofa al Giappone considerata prevalentemente a rischio è l'area di pesca FAO 61, che copre il Pacifico Occidentale Centrale di fronte alle Filippine, Papua Nuova Guinea, Indonesia e Australia del nord. Ne consegue che non c’è nessun allarme per il tonno proveniente dalla zona di pesca FAO 71 com'è stato affermato più volte in questi giorni in rete. Pare, comunque, che nella zona di pesca FAO 61 non venga pescato il tonno a pinne gialle, ma solo altri tipi di pesce, tra cui il tonno rosso.
In ogni caso va ricordato che alcune specie il tonno e gli altri pesci possono migrare per migliaia di km in pochi mesi. Quindi accertiamoci sempre della loro provenienza.

Ecco le diverse zone di pesca stabilite dalla FAO

venerdì 17 maggio 2013

La pesca intensiva uccide 400mila uccelli marini l'anno


Uno studio pubblicato oggi dallo scienziato e biologo marino di BirdLife International Ramunas Zydelis, e diffuso nel nostro Paese dalla LIPU-BirdLife Italia, ha rivelato come ogni anno la pesca intensiva con le reti a ''tramaglio'' uccide ben 400mila uccelli marini. I tramagli sono reti fisse utilizzate in gran parte nella pesca costiera e realizzate in pregiato nylon che le rende invisibili. Gli uccelli marini vi rimangono spesso impigliati e annegano mentre inseguono le loro prede sott'acqua. Tra le specie catturate accidentalmente vi sono specie minacciate come i pinguini Humboldt, la moretta codona, la rarissima urietta mormoreggiata, ma anche altre specie piu' diffuse come l'uria.
''A differenza di palangari e reti a strascico, per le quali gia' esistono semplici soluzioni tecniche disponibili per ridurre le catture accidentali di uccelli marini - rileva Ramunas Zydelis - la ricerca di misure analoghe per i tramagli e' stata molto limitata fino ad oggi e ulteriori sforzi per fronteggiare il problema sono urgenti''. I livelli piu' elevati di catture accidentali di uccelli marini sono stati riscontrati nel Mar Baltico, dove si stima che 76mila uccelli vengano uccisi ogni anno, e inoltre nelle regioni del nord e del nord-ovest dell'Oceano Pacifico. Gli uccelli marini non sono pero' le sole vittime di questi metodi: i tramagli sono una grave minaccia anche per delfini, balene, foche e tartarughe.
fonte: ansa

venerdì 15 giugno 2012

WWF PROGETTO TURTLE - SALVIAMO LE TARTARUGHE




Le tartarughe marine abitano il nostro pianeta, ma il loro numero rischia di abbassarsi ulteriormente a causa dell’uomo. la tartaruga comune Caretta caretta è sempre più rara perchè sempre più minacciata. Ogni anno nel Mar Mediterraneo muoiono più di 40.000 tartarughe. A minacciare la loro esistenza aumentandone il rischio d'estinzione sono principalmente  la pesca illegale e la cementificazione e il degrado delle coste
Le spiagge di nidificazione vengono compromesse, a volte irrimediabilmente, dalla cementificazione causata unicamente dalla presenza dell’uomo. Ma la minaccia più grave è data dagli attrezzi da pesca, come reti a strascico, ami dei palangari e reti fisse, dai quali un gran numero di tartarughe viene catturato accidentalmente. Il WWF è impegnato, assieme ai pescatori, al fine di trovare delle soluzioni per rendere gli attrezzi da pesca sostenibili sia per le tartarughe sia per le altre specie marine
 Un modo per aiutrle può essere quello di aderire al Progetto Turtle lanciato dal WWF versando un piccolo contributo in modo tale da poter:

- Aumentare i campi di sorveglianza sulle spiagge per difendere i nidi di tartaruga
- Supportare l'acquisto di medicine e strumenti chirurgici per salvare le tartarughe ferite
- Contribuire a donare due grandi vasche per tartarughe al centro di Lampedusa

Un uleriore modo è firmare la petizione contro la pesca illegale ed eccessiva. Ogni giorno le tartarughe devono evitare sacchetti di plastica che possono soffocarle, reti da pesca ed ami dei “palangari pelagici” (lenze lunghissime dalle quali pendono centinaia di ami) usate per la pesca al pesce spada. Poi ci sono gli “scontri” con le eliche dei motoscafi e gli incontri con gli squali… solo pochissime tartarughe (appena l’1%!) riescono ad arrivare all’età adulta (pensare che vivono anche oltre i 100 anni) e a riprodursi; per farlo hanno bisogno di spiagge pulite e non affollate.