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giovedì 10 ottobre 2019

Trivelle: Legambiente, Greenpeace e WWF al Mise «Cosa può fare nell'immediato il governo?»


Greenpeace, WWF e Legambiente hanno inoltrato oggi una lettera aperta al ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, per chiedere quali siano gli atti concreti del governo in materia di prospezione, ricerca ed estrazione e di idrocarburi, dopo l’annuncio da parte dell’esecutivo di una normativa che vieterà il rilascio di nuove concessioni.

Le organizzazioni ambientaliste, nel dettaglio, chiedono al ministro Patuanelli di:

1 - Attuare il piano di dismissione (decommissioning) delle 34 piattaforme per l’estrazione degli idrocarburi (il 50% delle quali senza Valutazione di Impatto Ambientale) individuate nel “Programma italiano di attività per le dismissioni piattaforme offshore”, redatto a fine 2018 dopo due anni di confronto tecnico tra lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Assomineraria (l’associazione di categoria dei petrolieri) e le stesse associazioni ambientaliste (Greenpeace, Legambiente e WWF);

2.    Approvare la normativa, già annunciata dal governo, che introduca il divieto di nuove concessioni, in modo da stabilire un chiaro e definitivo termine temporale (come ha fatto la Francia), non solo per impedire altre trivellazioni in futuro, ma anche per determinare norme e procedure che favoriscano il decommissioning di quelle esistenti e introdurre una disposizione che cancelli qualsiasi forma di esenzione (franchigia) per i petrolieri dal pagamento delle royalties;

3.       Rendere noto quale sarà l’impostazione del Piano della Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (PiTESAI) che dovrebbe definire le “aree idonee” alle attività estrattive. Le associazioni chiedono che il Piano sia coerente con l’obiettivo della riduzione drastica - con il fine ultimo della cancellazione - dell’estensione delle aree del nostro Paese dove sono consentite prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. In particolare, le associazioni chiedono che sia immediatamente cancellata la Zona E, istituita nel 2013 (in cui al momento non risulta esserci nessuna autorizzazione) posizionata a ridosso del Santuario Pelagos, istituito per la tutela dei cetacei.

«Per contrastare l’emergenza climatica in corso occorrono immediati provvedimenti che conducano ad una svolta decisiva verso la totale decarbonizzazione», dichiarano Greenpeace, WWF e Legambiente. «Se dunque si vuole davvero perseguire la strada dello sviluppo sostenibile, come dichiarato con forza nel programma di governo, si cominci da iniziative su cui già esiste un confronto avanzato, quali quelle relative alle trivellazioni offshore», concludono le organizzazioni.

Leggi la lettera

venerdì 8 febbraio 2019

Trivelle: Greenpeace, WWF e Legambiente aperte al confronto con Governo e forze sociali


Una battaglia di retroguardia a spese del Paese quella sostenuta da aziende e sindacati di categoria in difesa delle trivellazioni, basata su valutazioni economiche ampiamente fittizie e su tre grandi mistificazioni. Lo sostengono Greenpeace, Legambiente e WWF, che ricordano, innanzitutto, come: non esista alcun provvedimento di blocco dell’estrazione di idrocarburi gassosi o liquidi in Italia, ma solo la sospensione per 18 mesi di poche decine di permessi di prospezione e ricerca in vista della definizione di un Piano delle aree, che era stato previsto già dal 2014 e poi, inspiegabilmente cancellato nel 2016; non esiste, quindi, alcuna ricaduta di massa sui livelli occupazionali nel settore della produzione di oil and gas in Italia; non esiste nel nostro Paese un ricco e diversificato settore dedicato alla estrazione di idrocarburi, ma, a fronte di riserve di idrocarburi comunque scarse,  presenta un una situazione di assoluta predominanza in capo a quella che sostanzialmente è ancora una azienda di Stato, cioè all’ENI e alle sue associate che controllano l’85% delle piattaforme petrolifere offshore e l’assoluta maggioranza delle trivellazioni a terra.

Le tre associazioni, in vista anche della mobilitazione sindacale del 9 febbraio, confermano il loro impegno nel contribuire alla sicurezza ambientale ed energetica del Paese, che è possibile solo emancipandolo dalle fonti fossili e si dichiarano pronte al confronto con le forze sociali, in particolare con i sindacati sul futuro energetico del Paese e sulle nuove frontiere economiche ed occupazionali in campo energetico. Le tre associazioni chiedono inoltre al Governo che la redazione del Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (PiTESAI), previsto dal decreto semplificazioni, sia coerente con l’obiettivo della decarbonizzazione fissato dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN), con le indicazioni che emergeranno dal Piano Energia e Clima, in attuazione dell’Accordo di Parigi e con il corretto recepimento della nuova direttiva comunitaria sulle rinnovabili (c.d. RED2).

Greenpeace, Legambiente e WWF riguardo alle prospettive del settore energetico e il peso su Sistema Italia del settore delle trivellazioni oil and gas, ricordano che il settore è ormai in declino, condannato anche dai rischi crescenti di risarcimenti per i danni causati dal cambiamento climatico. Sono questi rischi, e la crescita impetuosa di tecnologie innovative – una partita dalla quale l’Italia rischia di auto escludersi con un clamoroso harakiri – che stanno spingendo gli investitori lontani dalle fonti fossili. Abbiamo già perso tempo per immaginare una prospettiva di lungo respiro per riqualificare i lavoratori del settore oil &gas: continuando a promettere vita eterna a un comparto in agonia non gli faremo di certo un favore. Ci saremmo aspettati una maggiore reazione da parte del sindacato quando, negli scorsi anni, in Italia sono stati distrutti migliaia di posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili, causati da interventi legislativi miopi e perfino retroattivi, ai danni di centinaia di piccole e medie aziende italiane.

Scheda tecnica

Greenpeace, Legambiente e WWF ricordano alle forze sociali quali siano le prospettive del settore energetico e il peso sul Sistema Italia del settore dell’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi.

Prospettive del settore energetico – In Italia, nonostante la contrazione degli incentivi (che ha portato un taglio netto di 2 miliardi circa tra il 2016 e il 2017, da 14,4 mld del 2016 ai 12,5 mld del 2017), il GSE/Gestore dei Servizi Energetici registra nel 2018 la performance molto positiva delle fonti rinnovabili che già nel 2015, con il raggiungimento di una quota del 17,7%, ha consentito di raggiungere e superare, con 5 anni di anticipo, il target al 2020 del 17% di penetrazione sui consumi energetici complessivi, mentre le rinnovabili coprono già il 31% del consumo interno lordo di energia elettrica 2017. Un settore in pieno sviluppo quelle delle rinnovabili e dell’efficienza energetica in Italia nel quale nei prossimi anni si prevedono investimenti per 145 miliardi di euro, come attesta la SEN 2018. Questo quando, come ci ricorda l’OCSE, l’Italia è un Paese che produce piccoli volumi di gas naturale e petrolio e che, come ricordato da dati storici prodotti dal Ministero dello Sviluppo Economico nei nostri fondali marini ci sono 10,3 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe, che stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane, mentre quelle di gas a mare coprirebbero un fabbisogno di circa 6 mesi. E se si attingesse anche alle riserve di petrolio presenti nel sottosuolo, concentrate soprattutto in Basilicata, le riserve di greggio a mare e a terra verrebbero consumate in appena 13 mesi.

Il peso sul Sistema Italia dei trivellatori – Il settore delle trivellazioni in Italia è ampiamente favorito da meccanismi fiscali, che sia l’OCSE che la Banca Mondiale chiedono di cancellare, di abbattimento dei costi di produzione che ricadono su tutti i cittadini. Nel nostro Paese le aziende estrattive a mare non pagano royalty (10%) entro 80.000.000 Smc (metri cubi standard), e entro 50.000 tonnellate di petrolio (7%), mentre a terra non si pagano le royalty (10%) entro 25.000.000 Smc e entro 20.000 tonnellate petrolio (10%). Questo comporta, come rilevato ad ultimo nel 2015 dalle associazioni che: su 123 concessioni operanti delle 202 presenti in terra e in mare in Italia solo 30 superavano la franchigia oltre la quale si dovevano versare le royalty e che tra il 2017 e i primi tre trimestri del 2018 la franchigia è stata applicata solo al 27% della produzione italiana di gas offshore e al 22% circa della produzione offshore di petrolio. Si aggiunga, poi, che il settore gode anche di incentivi per le ricerche di prospezione e per la coltivazione dei cosiddetti giacimenti marginali e per la coltivazione dei cosiddetti giacimenti marginali e agevolazioni sul gasolio utilizzato nelle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi.  Si aggiunga poi che il costo annuale delle concessioni nel nostro Paese, prima dell’aumento di 25 volte previsto nel decreto semplificazioni era di circa 100/200 volte inferiore a quello applicato in Olanda per le attività di prospezione e ricerca e di circa 12 volte per le concessioni produttive. Il prelievo fiscale su queste attività si aggira tra il 50 e il 68%, quando in Norvegia (maggiore produttore europeo di idrocarburi) si aggira attorno al 78% e nel Regno Unito tra il 68 e l’82%.


venerdì 24 febbraio 2017

Lettera aperta di Greenpeace Italia, Legambiente e WWF sulle trivellazioni


L’Italia è un Paese refrattario alla pianificazione degli interventi in campo energetico, con un  Governo che rischia di porsi al di fuori dall’Europa e degli impegni assunti su scala internazionale, e continua a dare carta bianca alle aziende petrolifere (in primis ENI e Edison), a interessi industriali ad alto rischio ambientale, senza un disegno unitario.

Con una Lettera Aperta al Presidente del Consiglio, ai Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente e ai Governatori delle Regioni, Greenpeace Italia, Legambiente e WWF chiedono come mai  il Governo italiano, violando gli impegni assunti con il recepimento della Direttiva comunitaria Offhsore (con il Dlgs n. 145/2016), si rifiuti ancora oggi di prevedere una programmazione delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi da sottoporre a Valutazione Ambientale Strategica, mentre procede  ad aprire Valutazione di Impatto Ambientale sulle singole istanze per permessi di ricerca offshore, che rappresentano la categoria più numerosa tra le procedure oggi aperte (37,5% con 6 istanze su 16; seguono 3 per autostrade, 2 per impianti idroelettrici, 2 per reti ad alta tensione, 2 per porti, 1 per aeroporti).

Ai governatori delle Regioni che avevano promosso il referendum dello scorso 17 aprile, le tre associazioni chiedono in particolare di  confermare l’impegno sul tema della difesa dei mari italiani sollecitando, con le associazioni, i comitati e la società civile, il ripristino del Piano delle Aree come strumento di monitoraggio e verifica della pressione ambientale sugli ecosistemi marini.
Per gli Ambientalisti il Governo deve soprattutto dimostrare di essere coerente con gli impegni europei e internazionali sulle scelte energetiche assunti a seguito dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici per la de carbonizzazione dell’economia e il progressivo abbandono delle fonti fossili.

Nella Lettera Aperta le tre associazioni ambientaliste chiedono al Governo Gentiloni di:

1. riparare al danno fatto dal Governo Renzi, con la raffazzonata modifica contenuta nella Legge di Stabilità 2016 di una delle poche disposizioni positive del decreto Sblocca Italia, che all’articolo 38, comma 1 bis (cancellato improvvidamente per esigenze strumentali pre-referandarie) prevedeva la redazione di “Piani dellearee”, fortemente voluti dalle Regioni e dai Comuni, per le attività di estrazione degli idrocarburi;

2. dare finalmente concreta attuazione a quanto previsto dall’articolo 5 del decreto legislativo n. 145/2016 di recepimento della Direttiva europea “Offshore”, che prevede sia garantita la partecipazione pubblica tramite alle procedure di valutazione ambientale strategica su piani e programmi, per valutare organicamente e cumulativamente i possibili effetti sull’ambiente delle operazioni in  mare nel settore degli idrocarburi, nell’interesse delle popolazioni e degli enti locali;

3. discutere pubblicamente, impostare e dare concreta attuazione al più presto a una nuova Strategia nazionale energetico/climatica richiesta dopo l’Accordo di Parigi che punti convintamente sulle fonti rinnovabili, sul risparmio e l’efficienza energetica, chiudendo al più presto il capitolo delle fonti non rinnovabili più inquinanti.

Greenpeace, Legambiente e WWF chiedono, appoggiando le analoghe richieste della rete dei comitati No Triv, un segnale positivo dal Governo Gentiloni, un atto concreto che dimostri che l’Italia vuole davvero essere uno dei Paesi più avanzati al mondo.

lunedì 27 ottobre 2014

C'è una guerra in corso, ma nessuno ne parla


È una guerra che sta massacrando rinoceronti, tigri, elefanti, gorilla e tante altri animali innocenti, e che sta devastando i nostri mari e le nostre foreste. Il bracconaggio, il traffico illegale di specie, la deforestazione, la pesca illegale sono un business da 213 miliardi di dollari, che alimenta iltraffico di droga e di armi, il terrorismo e le guerre che affliggono tanti Paesi in via di sviluppo in Asia e in Africa. Sono questi i crimini di Natura: sanguinose rapine che sottraggono al nostro Pianeta enormi risorse economiche su cui fondare un futuro migliore. 
Un solo corno di rinoceronte al mercato nero può valere 60 mila dollari al chilo: più dell'oro o della cocaina. Ogni anno migliaia di rinoceronti, tigri, elefanti, gorilla e altri animali vengono massacrati per rivendere le loro pelli, le ossa, la carne, persino il sangue
In questa guerra il WWF è in prima linea: "combattiamo ogni giorno e ovunque nel mondo in difesa dei nostri mari, delle nostre foreste e delle specie animali in pericolo, per garantire un futuro al nostro Pianeta e alle generazioni future. Aiutaci a vincere questa sfida! I crimini contro la Natura sono crimini contro tutti noi e solo grazie al tuo sostegno possiamo fermare questo massacro".

martedì 2 settembre 2014

"Ululando alla Luna", protagonista sotto le stelle il Parco Nazionale dell’Alta Murgia

È in programma per martedì 9 settembre l’ottava edizione di “ULULANDO ALLA LUNA“, evento organizzato dall’ Associazione WWF Andria in collaborazione con la locale Associazione Turistica Pro Loco e con la partecipazione delle guardie ambientali volontarie a cavallo dell’Associazione nazionale “Giacche Verdi”. L’argomento scelto per l’anno 2014 è l’infinito. Suggestivo scenario per questo appuntamento con la natura al chiarore di luna piena sarà l’incantevole Parco Nazionale dell’Alta Murgia.
Istituito nel 2004 il Parco è un’area naturale protetta con un’estensione di 68.033 ettari che abbraccia diversi comuni della Bat e della provincia barese: Altamura, Andria, Bitonto, Cassano delle Murge, Gravina, Grumo Appula, Minervino, Poggiorsini, Ruvo, Santeramo in Colle, Spinazzola, Toritto. Il Parco possiede anche una zona di protezione speciale istituita per proteggere la Steppa a Graminacee, habitat di una rara specie, il falco grillaio.
Tra le principali attrazioni spicca sicuramente Castel del Monte, uno dei più famosi castelli dell’intero meridione italiano. Di particolare interesse naturalistico sono la Foresta (la cui estensione è di circa 1800 ettari) il Pulo di Altamura(rappresentante la più grande dolina carsica del territorio nonché la valle dei dinosauri, sempre nel territorio altamurano), le Gravine (tipiche morfologie carsiche della Murgia) ed il Bosco Difesa Grande (una grossa massa forestale di oltre 3000 ettari e rappresentante uno dei complessi boschivi più importanti della Puglia). Particolari sono anche gli jazzi, costruzioni rupestri utilizzate durante i periodi di transumanza.
La vegetazione come la fauna dell’ Alta Murgia cambia a seconda della zona. Quest’ habitat è un susseguirsi di formazioni rocciose, fitti boschi, vaste distese steppiche e praterie rocciose in cui è possibile ammirare alberi tipici della vegetazione mediterranea, nonché una buona varietà di fauna, soprattutto di piccole e medie dimensioni, che spesso trovano rifugio nelle numerose grotte presenti nel parco.
PROGRAMMA “ULULANDO ALLA LUNA 2014”
Ore 18.30: raduno presso il parcheggio all’interno del parco “L’Altro Villaggio”.
Il parco è situato a circa 100 m dopo l’incrocio con il Castel del Monte sulla sinistra per chi proviene da Andria. Il sito sarà segnalato con bandiere del WWF.
Ore 19.00: partenza dal punto di raduno per il percorso naturalistico previsto, con esperta guida ambientale. La serata proseguirà con piacevoli eventi a sorpresa e la degustazione di prodotti tipici.
Raccomandazioni: munirsi di abbigliamento idoneo, con scarpe da trekking ed un indumento per ripararsi eventualmente dal fresco della sera. Si prega di munirsi di stuoie e se possibile di torce elettriche.
Per info e prenotazioni: contattare il WWF Andria al nr. 366 8049639 o la Pro Loco tel. 0883 592283 oppure recarsi dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 12 e dalle 18 alle 21 presso la sede in Via A. Vespucci, 114. Le prenotazioni saranno accettate fino al raggiungimento di un numero massimo di 100/150 partecipanti entro il g. 7 settembre p.v.

Mio articolo su Barleta News

venerdì 21 marzo 2014

WWF Puglia: dubbi su regolamento rischio idrogeologico


Il WWF Puglia in una missiva indirizzata a Fabrizio Nardoni (Assessore alle Risorse Agroalimentari, Agricoltura Alimentazione, Riforma Fondiaria, Caccia e Pesca e Foreste) ha manifestato forti perplessità sulla proposta avanzata dalla Regione con indirizzi di tutela della Rete Natura 2000 sanciti dall’Unione Europea. Il Regolamento proposto dalla Regione Puglia pone l’obiettivo di “dettare norme sui terreni vincolati e perimetrati per scopi idrogeologici di qualsiasi natura individuati a norma del Regio Decreto Legge 30 dicembre 1923, n. 3267 “Legge Forestale” e del suo Regolamento di applicazione ed esecuzione R.D. n. 1126 del 16 maggio 1926, Regolamento Forestale e successive integrazioni e modificazioni”.
L’art. 3 del suddetto regolamento fa un’importante premessa: “Gli interventi in ambiti sottoposti a vincolo idrogeologico devono essere progettati e realizzati in funzione della salvaguardia e della qualità dell’ambiente e dell’assetto idrogeologico, senza alterare in modo irreversibile l’ecosistema in cui vengono eseguiti”. Nonostante ciò le successive misure di semplificazione fanno temere che si possa dare il via ad una nuova massiccia distruzione di habitat preziosi e ormai rari per la Puglia, come quella che ha coinvolto una decina d’anni fa i pascoli dell’Alta Murgia.
Il WWF Puglia fa riferimento al contenuto dell’art. 12 che consentirebbe in linea generale la trasformazione di pascoli in terreni coltivabili, previo nulla osta regionale o, nel caso di terreni di estensione inferiore a 2 ettari o con pendenza non superiore al 25%, addirittura con una semplice comunicazione. «Questa previsione – ha dichiarato l’ng. Matteo Orsino, Presidente regionale WWF Puglia – va contro tutte le norme comunitarie che impongono la tutela dei pascoli naturali in Europa, sia quelle relative alla “Direttiva Habitat”,  sia le misure di condizionalità della nuova PAC. Né tantomeno si può pensare che l’attività di rimboschimento consentita in queste due aree possa essere assimilabile ad una tutela ambientale, atteso che si tratta di habitat diversi e non sostituibili l’uno con l’altro. Ma anche la formulazione dell’art. 11, relativa alla trasformazione dei boschi, appare del tutto oscura, lasciando intendere che sia possibile il cambio di destinazione d’uso del suolo boschivo».
Pertanto il WWF ha promesso di approfondire gli ulteriori elementi del testo proposto, auspicando che si attui un’attenta revisione del regolamento e che lo stesso venga coordinato con le misure comunitarie, nazionali e regionali di tutela e salvaguardia degli habitat già in vigore, anche al fine di evitare di esporre la Regione ad una procedura di infrazione comunitaria.

mercoledì 5 marzo 2014

Avviato l’iter per l’istituzione dell’Area Marina Protetta Grotte di Ripalta - Torre Calderina

 “Non posso nascondere l’emozione per questo evento che si può definire storico per la nostra comunità”. È questo il commento a caldo del dott. Mauro Sasso, vice presidente del WWF Puglia che ha contribuito al raggiungimento del traguardo consegnando un articolato dossier e suggerendo il nome della futura AMP. “Dopo essere stati ricevuti il mese scorso al Ministero per l’Ambiente – continua Sasso – ci siamo resi conto che finalmente, dopo tante battaglie ambientaliste, si era ad un momento di svolta. Dobbiamo ringraziare la sensibilità istituzionale del Ministro Orlando, la sapiente mediazione dell’On. Boccia e dei suoi più stretti collaboratori se oggi salutiamo una nuova area di interesse naturalistico nelle acque antistanti la costa tra Bisceglie e Molfetta”. Esprime soddisfazione anche il WWF Italia che, come dichiarato dal Consigliere Nazionale Avv. Antonio de Feo, ritiene di primaria importanza la scelta di avviare formalmente l'istituzione dell'Area Marina Protetta delle "Grotte di Ripalta - Torre Calderina", inquadrandosi quale obiettivo della più ampia politica per la tutela della biodiversità del Programma Mediterraneo del WWF International. Una delle problematiche emerse in questi ultimi anni riguarda le azioni di tutela dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC) definiti dalla Direttiva Comunitaria 92/43/CEE.  In Puglia  la presenza dei SIC marini coincide largamente con la distribuzione di Posidonia oceanica. Attualmente questi erbari non beneficiano di iniziative di conservazione, ad eccezione di quelli compresi nelle aree marine protette di Torre Guaceto, Tremiti e Porto Cesareo ed, essendo particolarmente vulnerabili, in questi ultimi anni si è verificata una forte regressione e depauperamento delle praterie di Posidonia. Tuttavia recentissimi studi universitari hanno evidenziato che lungo la costa pugliese insiste una cintura di coralligeno, i cosiddetti biocostruttori, per i quali l’Unione Europea ha chiesto all’Italia uno sforzo teso all’individuazione di queste emergenze naturalistiche ed ecologiche, affinché si possa incrementare la superficie di mare protetta, così come sta accadendo in Francia e Gran Bretagna. L’istituzione della nuova area di reperimento Grotte di Ripalta - Torre Calderina, partendo dall’esistenza del SIC “Posidonieto S. Vito”, risponde a queste aspettative e consentirà di studiare gli habitat e quindi programmare le migliori strategie di conservazione. “Abbiamo in mente il modello di Torre Guaceto – conclude Sasso – dove l’ottima capacità organizzativa del Consorzio di Gestione, nel quale sono presenti le Amministrazioni locali, il Ministero dell’Ambiente e il WWF, ha avuto ricadute positive sull’economia, sulla pesca e sull’ambiente”. 

venerdì 4 ottobre 2013

E se gli orsi bianchi lo facessero a te?




Pets4Pets project è la pubblicità del WWF pensata dai bambini per far pensare i grandi. Il video spot è stato realizzato da Leo Burnett con la collaborazione della Scuola Elementare Giusti di Milano.

martedì 17 settembre 2013

Rapporto “Rumble in the Jungle” - Il WWF lancia l'allarme sulle specie rare del Mekong

 «La varietà straordinaria di habitat nella regione del Mekong ha portato alla più grande diversità di animali ungulati sulla Terra. Quattro nuove specie sono state scoperte negli ultimi 20 anni: una cosa senza precedenti» ha affermato Isabella Pratesi direttore conservazione internazionale WWF Italia. Specie tanto rare da essere ritenute presenze mitologiche a rischio estinzione: dal cervo porcino (piccolo quanto un cane)  al saola (in foto), misteriosi ungulati (animali provvisti di zoccoli) bovini selvatici, specie con meravigliose livree che un tempo riempivano le foreste, le savane e le paludi della regione del Mekong, stanno scomparendo per sempre. Attraverso il rapporto “Rumble in the Jungle" il WWF ha chiesto ai governi regionali di potenziare la sicurezza cercando di ristabilire l’habitat naturale di questi animali.Se non saranno presi provvedimenti tutti questi animali rari rischiano di fare la fine del kouprey e del cervo di Schomburgk, estinti nel ventesimo secolo.

martedì 13 agosto 2013

IL NUMERO VERDE CONTRO I REATI DEL DEMANIO MARITTIMO NON E' ATTIVO


Chiariamo una volta per tutte il dilemma portato avanti da fraintendimenti e false notizie: IL NUMERO VERDE 800-085898 CONTRO I REATI DEL DEMANIO MARITTIMO NON E' ATTIVO!!!!!!!!
"Quando si sono svolte le riunioni per la stesura della nuova Ordinanza Balneare 2013, strumento principe per il funzionamento del numero verde, noi eravamo presenti ma chi arroga “continuità” con il nostro servizio era assente. E visto che si afferma la ”continuità” ci saremmo almeno aspettati che il numero verde divenisse parte integrante dell’Ordinanza Balneare 2013 della Regione Puglia, così come fu prospettato nel 2012. Ma le promesse sono difficili da mantenere... Al di là delle doverose puntualizzazioni, siamo sicuri che se l’Assessorato al Demanio ha deciso di cambiare, il servizio sarà all’altezza delle aspettative e potrà migliorare le nostre esperienze. Siamo certi che i nuovi gestori hanno a disposizione centinaia di persone, che possano coprire tutti gli 800 km di costa pugliese e garantire qualità al servizio. Non solo, crediamo che potranno offrire consulenza giuridica, avere un’ottima capacità comunicativa e assicurare trasparenza negli atti che saranno prodotti. Siamo sicuri, siamo fiduciosi. Detto questo nessuno può rivendicare la mission associativa del WWF e la sua azione sul territorio". Questo è quanto si legge nel comunicato stampa del WWF. Dopo la Legge Taglia Ulivi, il tentativo (bloccato) di sversare reflui nell’Oasi di Torre Guaceto, lo scandalo ILVA e le leggine pro caccia, la Regione fa piangere anche il telefono verde. 

lunedì 22 luglio 2013

Numero Verde contro i reati ambientali sul demanio marittimo. Peccato che il telefono sia MUTO!




In data 18 giugno 2013 la Giunta regionale, con la Delibera n. 1154, ha annunciato l’intenzione di riproporre nell’estate 2013 il Numero Verde per la segnalazione dei reati ambientali sul demanio marittimo. Essa stessa afferma: “Il cospicuo numero di segnalazioni ha dimostrato una fattiva collaborazione della cittadinanza nel prevenire e combattere i reati del mare e quelli ambientali. Il progetto numero verde ha dimostrato, nel corso degli anni, di essere un utile strumento di difesa del territorio, capace di convogliare le forze delle Amministrazioni, delle Forze dell’Ordine e dei cittadini. La continuità del servizio del numero verde costituisce, senza dubbio, un punto di forza per la registrazione sistematica degli illeciti perpetrati ai danni dell’ambiente e per il consequenziale intervento degli Organi di Controllo”. Subito dopo sul suo sito ufficiale la Regione Puglia proclama che “anche per il 2013 l'iniziativa di attivazione del Numero Verde, 800-085898, per le segnalazioni di reati del mare e reati ambientali sul demanio marittimo. Il periodo di attività del servizio va orientativamente dal 1 luglio 2013 al 15 settembre 2013. Il servizio è assicurato dalle 9,30 alle 18,30 dal lunedì alla domenica in varie modalità e con la collaborazione di altre forze attive sul territorio”.
Fin qui tutto normale, ma ecco la sorpresa: il numero verde non funziona, non è attivo!

lunedì 8 luglio 2013

Puglia: WWF vince il bando "PugliApedali"





Un premio per la mobilità sostenibile, nonché un successo per tutto il WWF in Puglia. Le Strutture Territoriali Locali di Brindisi e Bari sono, infatti, risultate vincitrici del Bando Regionale “Pugli(A) pedali” 2013, voluto dall'Ufficio Reti della Mobilità Sostenibile dell'Assessorato alle Infrastrutture e Mobilità della Regione Puglia. Il bando, pubblicato sul BURP n° 13 del 24-01-2013, destinato a imprese, associazioni ed enti no profit presenti sul territorio regionale, si colloca nell’ambito di Crea-Attiva-Mente, programma per la mobilità sicura e sostenibile della Regione Puglia. 

giovedì 13 giugno 2013

PROFUMI E SAPORI: NASCE IL PRIMO KIT BIO E 100% SOSTENIBILE IN VENDITA DA AUCHAN




Se come me avete il desiderio di coltivare il vostro personalissimo orto sul balcone, ma non avete molto tempo a disposizione per realizzarlo, sappiate che è in arrivo nella grande distribuzione Profumi & Sapori: il primo kit bio e 100% sostenibile, targato WWF Italia e Grow The Planet.
È la soluzione ideale per coltivare sul balcone con supporto 2.0 nel rispetto dei valori della sostenibilità, della biodiversità e con la massima attenzione nei confronti dell’ambiente e del pianeta. Un’importante novità è la possibilità di registrare il kit direttamente online tramite un codice. Grow The Planet fornirà poi tutte le informazioni per coltivare le piante in maniera semplice e accurata, dalla semina alla raccolta, dispensando consigli, suggerimenti e ricette. Io non vedo l’ora di provarlo!

Il kit Profumi & Sapori in vendita da lunedì nella catena di ipermercati Auchan, al prezzo di 14,90 euro contiene:

venerdì 17 maggio 2013

2022: La fine della tigre selvatica? Nell'anno della tigre il Wwf lancia un appello per salvare i felini


A due settimane dall’inizio dell’anno della Tigre nel calendario cinese, il WWF ha lanciato un appello per evitare l’estinzione del felino, la cui popolazione mondiale è scesa a 3.200 esemplari. Il traffico illegale e la segmentazione dell’habitat naturale sono le principali cause della loro scomparsa. Basti pensare che il numero delle tigri selvatiche si aggirava intorno ai 20.000 negli anni ’90 e addirittura intorno a 100.000 un secolo fa.
La popolazione di tigri allo stato selvatico di Vietnam, Laos, Thailandia, Myianmar e Cambogia (l’area dove passa il Mekong, il fiume più grande del sud-est asiatico) è scesa da 1.200 esemplari  del 1998 ai 350 attuali; e potrebbe sparire totalmente entro il 2022. «Bisogna agire ora se non si vuole arrivare a un punto di non ritorno», ha detto Nick Cox, coordinatore del programma Tigre del Gran Mekong del Wwf. Sotto accusa per il rapido declino delle popolazioni di questi animali sono i presunti rimedi farmacologici preparati con parti del corpo delle tigri, ancora molto richiesti in Asia, e il commercio delle pelli, nonché una frammentazione e una diminuzione costante delle zone in cui vivono, a causa dello sfruttamento delle risorse boschive o agricole
CLICCA QUI per scoprire tutti i dettagli del PROGETTO TIGRE lanciato dal Wwf
 
         

mercoledì 20 marzo 2013

Gli orsi polari minacciati dall'estinzione: vuoi aiutarli?


I ghiacci dell’artico si stanno letteralmente fondendo sotto le zampe degli orsi e un'immensa porzione della banchisa polare scomparirà nei prossimi anni. l processo è irreversibile. Esiste però un luogo dove lo spessore dei ghiacci e le dinamiche degli ecosistemi possono offrire rifugio alle future generazioni di orsi. È la"Last ice area", il cuore pulsante dell’artico, l'ultima arca per l’orso. La salvezza del Circolo Polare Artico dipende da tutti noi. A tal proposito puoi sostenere il Wwf  e la sua campagna Progetto Orso Bianco. Ogni contributo è fondamentale per istituire riserve naturali, fondamentali per aiutare l’orso polare e le altre specie artiche, organizzare squadre impegnate nel controllo del bracconaggio e nella riduzione dei conflitti tra orsi polari e comunità locali.

giovedì 28 febbraio 2013

Partecipa alla reintroduzione in ambienta naturale di falchi e gufi di palude


Il WWF Puglia, in collaborazione con l'Osservatorio Faunistico Regionale di Bitetto, organizza oggi  alle 10.30 un reintroduzione di fauna selvatica in ambiente naturale, precedentemente curata e riabilitata presso l'Osservatorio stesso. L'evento avrà luogo presso l'incantevole cornice dell'Oasi WWF Lago Salso, in agro di Manfredonia (FG). Chiunque sia interessato può assistere all'evento.
L’Oasi è una delle zone umida della Capitanata e gli esemplari di cui si prevede il rilascio appartengono a questo tipo di ecosistema. Probabile, fra l’altro, il rilascio di un raro gufo di palude, oltre ad un magnifico esemplare di falco di palude. Sono tutti animali trovati feriti o comunque in condizioni non buone e per questo trasportati immediatamente presso l’Osservatorio per garantire loro le cure del caso.

mercoledì 20 febbraio 2013

Video - Leonardo Di Caprio contro il commercio illegale di pelli, zanne, ossa e corna animali


Le richieste sempre più pretenziose del commercio fanno si che rinoceronti, tigri ed elefanti vengano uccisi con frequenza sempre più elevata, ora si è arrivati ai picchi di commercio illegale più alti della storia umana. Colpa di questi animali è di possedere pelli, ossa, zanne e corna troppo belli e preziosi, vengono così braccati ed uccisi a decine ogni giorno.
Leonardo Di Caprio ha deciso di sostenere il mondo animale sfruttando la sua popolarità per portare avanti la causa del WWF contro il traffico illegale. Il nome della campagna è “Hands off my parts” (“Giù le mani dalle parti del mio corpo”) e lo scopo è di sensibilizzare l'opinione pubblica circa il commercio della fauna selvatica. L'iniziativa permette di firmare la petizione del WWF che vuole raggiungere un milione di firme entro il 14 marzo per chiedere al Primo Ministro thailandese ,Yingluck Shinawatra, di vietare ogni forma di commercio di avorio in Thailandia.

     

Di Caprio ha inviato una mail personale ai sostenitori del WWF e alle celebrità incoraggiandoli a partecipare alla campagna e firmare la petizione:

martedì 19 febbraio 2013

Marco Aurelio Fontana per la campagna Alpi WWF


Video-testimonianza di Marco Aurelio Fontana, medaglia di bronzo di mountain bike alle Olimpiadi, che racconta alla campagna Alpi WWF la sua esperienza su due ruote lungo i sentieri alpini.

mercoledì 30 gennaio 2013

Come allestire un orto in città? Ce lo spiega lo chef Alessandro Borghese


Il giovane chef Alessandro Brghese, che molti di voi seguono su SkyUno nel suo showcooking "Ale contro tutti" ha spiegato come coltivare le verdure di stagione anche in piccoli spazi.Questa iniziativa, ideata in collaborazione con il social network Grow the Planet, si chiama "Coltiva la natura in città" il cui obiettivo è imparare a mangiare in modo sano e regolare ponendo una particolare attenzione al rispetto dell'ambiente. Se osservate il video, tra i consigli per una spesa corretta, economica ed eco-compatibile, Borghese ci insegna ad allestire un vero e proprio orto cittadino.